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pixel_bianco >> Tradurre Seneca: l'esame dell'organizzazione dei significati  

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Mara Aschei
Trascrizione in parafrasi, analisi e comprensione del passo sequenza per sequenza

La bozza di traduzione sarà condotta il più possibile con gli strumenti di cui possono disporre gli allievi, in special modo dal punto di vista lessicale; pertanto non saranno anticipate rese efficaci o attente alle sottigliezze, che presuppongono conoscenze scientifiche specialistiche. Si vuole insegnare agli allievi a ragionare sulla pagina che si sta leggendo: saranno pertanto scelti, in prima battuta, i traducenti meno marcati, quelli più prossimi all'area semantica di base delle parole e il testo sarà ripercorso più volte, alla ricerca di una comprensione sempre più profonda della sua organizzazione, prima di approdare alla traduzione.

I dizionari bilingue più diffusi fra gli studenti propongono di solito non pochi passaggi della lettera 8 fra gli esempi tradotti: se ne terrà conto criticamente durante il lavoro.

Sequenza n. 1

  1. "Tu me" inquis "vitare turbam iubes, secedere et conscientia esse contentum? Ubi illa praecepta vestra quae imperant in actu mori"?
  1. "Tu - dici - ordini a me di scansare la folla, ritirarmi ed essere contento della coscienza/consapevolezza? Dove (sono) quei vostri insegnamenti che comandano di morire in azione?"

Le parole sottolineate delineano l'argomento centrale della riflessione: la selezione dei traducenti non presenta grosse difficoltà se non per le implicazioni del termine actus, che potrebbe evocare anche l'azione scenica, una metafora forse qui non del tutto fuori luogo. È opportuno allora mantenere il valore ampio della parola, evitando la resa, suggerita dal dizionario, "operosità", troppo circoscritta: ci si sta riferendo infatti al precetto stoico di partecipare alla vita sociale, in contrapposizione implicita all'opzione esistenziale epicurea.

Sequenza n. 2

  1.  
  2. Quid? Ego tibi videor inertiam suadere? In hoc me recondidi et fores clusi, ut prodesse pluribus possem. Nullus mihi per otiumdies exit; partem noctium studiis vindico; non vaco somno sed succumbo, et oculos vigilia fatigatos cadentesque in opere detineo.
  1.  
  2. Cosa? Io ti sembro consigliare/persuadere l'inerzia? Per questo (fine, scopo) mi sono nascosto e ho chiuso i battenti, (cioè) per poter aiutare moltissime persone. Nessun giorno per me se ne va via nell'ozio; una parte delle notti la rivendico agli studi; non concedo del tempo al sonno ma soccombo (ad esso) e gli occhi, stancati dalla veglia e che cadono (per il sonno) li trattengo sul lavoro.

Hoc ha valore cataforico: anticipa l'enunciato introdotto da ut. La lingua italiana non ama i dimostrativi cataforici e pertanto sarà opportuno ignorarlo. Sarebbe viceversa un errore interpretativo riferire hoc a qualcosa che lo preceda, ad es. al sostantivo inertia.

Inevitabile perdere in parte la pregnanza di otium, che da una parte richiama inertia e dall'altra allude al riposo, immediatamente dopo evocato.


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