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pixel_bianco >> Tradurre Seneca: l'esame dell'organizzazione dei significati  

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Mara Aschei
Delimitazione del problema didattico

La traduzione di Seneca non presenta di solito rischi di gravi incomprensioni sintattiche, perché Seneca non costruisce strutture ampie e complesse. Nei lavori degli allievi si riscontrano piuttosto errori diffusi, che si potrebbero definire di dettaglio, che hanno però l'esito di distorcere il messaggio del testo.

Seneca occulta infatti i nessi dell'argomentazione e gioca su più piani di comunicazione: la discussione filosofica, la parenesi, il dialogo intimo, la suggestione delle immagini e dei rimandi all'esperienza quotidiana. La linearità della sintassi è pertanto compensata dalla pregnanza dei significati e specificamente dall'impiego massiccio della metafora, con transizioni sottili, affidate alle analogie, fra i vari ambiti di riferimento.

Il laboratorio di traduzione sarà dunque focalizzato sull'analisi dei significati, attraverso una esame dei valori lessicali.

Criteri di selezione del materiale linguistico

È stato scelto l'inizio della lettera 8 Ad Lucilium, per la presenza di più campi semantici metaforici a sostegno di una riflessione non lineare, su temi portanti del pensiero senecano.

Successivamente è proposto, come esercizio di rinforzo, un secondo testo, completo (la breve epistola 38), senza la traduzione, corredato di domande di comprensione.

Entrambi i passi offrono spunti abbondanti per percorsi di approfondimento o di discussione del pensiero senecano, specificamente del ruolo che il filosofo si scelse di consigliere e di formatore "spirituale".


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