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pixel_bianco >> Sul metodo Ørberg  

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Stefano Rocca

Da una decina d'anni a questa parte è ritornata alla ribalta della discussione sulla didattica delle lingue classiche la questione del metodo cosiddetto natura. Parlo innanzi tutto di metodo "natura" e non "naturale". Il metodo "natura", infatti, ha il suo perno nell'organizzazione sistematica delle norme e morfologiche e sintattiche che gli studenti apprendono non astrattamente, ma solo quando ricorrono all'interno di un contesto linguistico. Il metodo "naturale", invece, prescinde da tali norme e punta tutto sulle competenze attive della lingua, che si acquisiscono attraverso il parlato.

Nel metodo Ørberg[1], a differenza di ciò che accade nei tradizionali modelli normativi, i fenomeni linguistici non vengono mai studiati astrattamente, per essere applicati in un secondo momento, ma, con il procedimento inverso, gli studenti lavorano prima su un contesto linguistico, da cui poi, di volta in volta, sono invitati a dedurre le norme, che dovranno applicare in altre situazioni frasali. I due volumi del corso (vol I: Familia Romana e vol. II: Roma aeterna), fortemente interconnessi e l'uno il naturale presupposto e/o prosecuzione dell'altro, contengono una narrazione continuata. Familia Romana racconta le vicende quotidiane di una famiglia romana (pur con qualche anacronismo!!) e Roma aeterna offre un compendio di storia romana (soprattutto da Livio e da Cicerone).

Non si ha alcuna pretesa di far rivivere un "sermo cotidianus" di cui abbiamo perduto se non tutto, almeno la maggior parte. Il latino che possiamo possedere (e che i nostri studenti, soprattutto, devono conoscere) è quello cristallizzato nelle opere letterarie e quello che noi parliamo è prima di tutto una lingua artificiale. Di questo si erano già resi conto pienamente i grandi umanisti ed Erasmo in testa. Questo tipo di lavoro, inoltre, non esclude affatto la riflessione metalinguistica.

Il metodo Ørberg non esclude questa riflessione, anzi la richiede in modo molto netto. Imparare ad usare la lingua obbliga gli studenti a consolidare una rigorosa conoscenza della morfologia e della sintassi. Se non si raggiunge questo, lo scopo del corso fallisce, poiché il rischio è quello dell'approssimazione, che non produce buoni frutti. Piuttosto è importante far tesoro degli insegnamenti della didattica breve e sfrondare ciò che non è strettamente necessario. Penso ad esempio all'interminabile serie di regole ed eccezioni della terza declinazione che possono essere facilmente ridotte. Del resto il corso Lingua Latina per se illustrata ha come obiettivo quello di rendere gli studenti consapevoli delle sfumature linguistiche, grazie alle quali il significato di sintagmi apparentemente equivalenti è funzione del loro contesto.

È ipotizzabile che studenti che nel biennio abbiano studiato con il metodo Ørberg passino al triennio ad insegnanti che adottano il metodo tradizionale e questo non crea difficoltà o scompensi. Viceversa passare dal metodo tradizionale (normativo), nel biennio, a quello "natura" nel triennio non è in alcun modo possibile, poiché muta radicalmente la prospettiva di studio: con il metodo natura, infatti, le regole non si apprendono in astratto per poi applicarle, ma, al contrario, sempre e soltanto a posteriori, dopo che di un certo fenomeno linguistico gli studenti hanno trovato diverse occorrenze nel corso della narrazione. Lo studio del lessico (specie di quello frequenziale) è fondamentale.

Qualcosa di più definito sul metodo[2] si può leggere all'indirizzo:

http://xoomer.virgilio.it/strocc/index.html

 



[1]Hans H. Ørberg, Lingua Latina per se illustrata, Hauniae 1990, nova editio retractata et aucta libri qui inscribitur Lingua Latina secundum naturae rationem explicata, pars prior et pars altera, Hauniae 1959.

[2] Cfr., da ultimo, il mio articolo comparso su Latinitas, III 2004, pp. 265-273, Editionis Catullianae per se illustratae specimen.

 
 
 

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pixel_biancopath Commenti inseriti
commenti Daniele  ( yuxor@libero.it)
Sono uno studente dell'ultimo anno di liceo classico e questo articolo mi ha incuriosito parecchio! Questo nuovo metodo mi sembra un po' esagerato perchè il tentativo di far rivivere una lingua letteraria "morta" mi sembra impossibile. Prima di tutto perchè parleremmo un latino artificiale visto che non sappiamo neppure come realmente pronunciavano le parole. E poi perchè la lingua è completamente distaccata dal contesto culturale in cui è sorta... leggere un articolo di attualità in latino mi sembra assurdo. Un'altra componente importante è il tempo a disposizione: un bambino quando impara una lingua la esercita 24 ore su 24... lo studio del latino ne ha a dispozione pochissime in confronto. Credo che queste materie non hanno come obbiettivo la comunicazione ma solo la comprensione di un testo scritto mediante il miglioramento della capacità di ragionamento logico. Forse questo metodo di apprendimento può essere più efficace con le lingue straniere come l'inglese visto che ora come ora la scuola non è in grado di insegnarle adeguatamente, soprattutto dal punto di vista della comprensione orale.
Commento inserito il: 27/01/2007 22.47.10
commenti pazzerelli greens  ( )
siamo 2 studenti del liceo G.Bruno...non abbiamo parole per descrivere il disgusto per il nuovo metodo di apprendimento per la lingua latina poichè lo riteniamo dispersivo e inadatto per un primo approccio a questa lingua(se si può ancora definire lingua).
Commento inserito il: 06/11/2006 10.30.20
commenti nicole  ( niki_jakson@hotmail.it)
Sono una studentessa al secondo anno di liceo scientifico ed ho avuto un percorso particolare nello studio del latino. Ho infatti affrontato il primo anno del biennio, con il metodo natura senza alcun problema e, poi per motivi di altre discipline ho preferito cambiare corso. Ciò mi ha vista costretta ad abbandonare questo metodo ed intraprendere quello tradizionale. Ora mi trovo benissimo con le conoscenze grammaticali acquisite, peraltro pernulla inferiori a quelle dei miei nuovi compagni. Il metodo natura è stato per me un metodo utilissimo per l’approccio con la lingua: la singola lezione è senza dubbio più piacevole e l’intero corso, fatto non solo di spiegazioni barbose di regole ed eccezioni apparentemente insensate, porta ad appassionare lo studente mille volte di più. Questo è un metodo, che se sostenuto da un valido insegnante, può essere un alternativa per apprendere anche la grammatica latina. Il metodo di studio è soltanto una strada, ma è l’insegnate che fa da guida. Molti insegnanti criticano questo metodo soltanto perché vedono gli studenti persi nel testo, senza le basi grammaticali per poter tradurre immediatamente quello che si legge. Invece di criticare, gli insegnanti devono seguire lo studente passo a passo nel testo e spiegare,a mano a mano che si incontrano nella storia, le nozioni che si devono sapere anche con spunti presi da altri testi. E’ quindi un metodo in cui l’insegnante è fondamentale ed è aiutato dalle note di lato nel libro. La storia che gli studenti non sappiano usare il vocabolario è una grande buffonata, non è di certo il metodo a vincolarne la conoscenza e l'uso!! In conclusione se il metodo natura viene usato come si deve è il miglior metodo che possa esistere per lo studio completo del latino.
Commento inserito il: 02/11/2006 13.37.32
commenti Alex  ( alexandros79@inwind.it)
Fintanto che si continuera' a pensare il latino come successione sterminata di regole grammaticali da applicare nella traduzione della versioncina, per altro traducibile solo se ci si aiuta sfogliando pesanti vocabolari dalla vaga fragranza ammuffita, fintanto che si continuera' ad insegnarlo in questi termini, impossibilitato a reggere il confronto colle mirabilia dell'era di internet, il latino morira'. Ma forse quello di farlo morire e' proprio il desiderio di studenti reazionari a qualsivoglia sperimentazione.
Commento inserito il: 28/08/2006 7.06.36
commenti paolo  ( pol.lo.zarro.13.69@hotmail.it)
sono uno studente di una scuola superiore scientifica, e ritengo che questo metodo nn sia assolutamente valido, perchè il latino è una lingua morta, è utile solo per far raionare!!!!. pertanto nn è importante sapere la pronuncia delle parole latine e ricordarsi a memoria tutto il libro (per essere in grado di leggerlo bene, come è desiderio del mio professore) per concludere voglio afferamre che questo è un metodo assolutamente inadatto ad uno studente. potrebbe andare bene come approfondimento del latino, nn come libro per impararlo. spero di essere stato chiaro. paolo
Commento inserito il: 09/05/2006 21.30.38
commenti sergio rodà  ( roda@worldonline.dk)
cito dal sito web www.vivariumnovum.it "Greco e latino sono le lingue della civiltà europea: uno strumento comunicativo che, rompendo gli argini dello spazio e del tempo, ha unito per secoli in un’unica res publica litteraria et philosophica, sincronicamente, uomini viventi nelle regioni più diverse, e, diacronicamente, ha permesso di penetrare nelle "corti degli antichi uomini" e d’instaurare con essi un dialogo fecondo. Non si può pensare d’accedere alle radici storiche della nostra civiltà se non si è in grado d’intender nell’originale i testi che l’hanno tramandata. Eppure la situazione dell’insegnamento delle lingue classiche in Italia non è certo incoraggiante: un grammaticalismo fine a sé stesso, l’onnipresenza del vocabolario, l’immobilità dell’editoria didattica, l’ignoranza dei progressi compiuti dalla psicologia linguistica e dalla pedagogia sperimentale si stendono ancora, come ai tempi del Pascoli, "come un’ombra sui fiori immortali del pensiero antico", e ne allontanano i nostri giovani. Si dimentica che latino e greco sono lingue, e quindi come tali vanno insegnate, e che, se è vero che la loro condizione di fissità non permette di condividere per esse il fine primo dell’apprendimento delle lingue moderne, che è in genere quello di comunicar direttamente coi parlanti nativi, ciò non può significare che non vadano, mutatis mutandis, utilizzate le strade e i metodi che consentono ai docenti di discipline linguistiche d’ottenere più che soddisfacenti risultati. La scuola svolgerà bene il suo cómpito quando i ragazzi usciranno dai nostri licei in grado di comprendere a prima vista e senza, o con moderatissimo uso del dizionario, almeno i più fluidi testi della prosa classica, avendo sviluppato per il latino e per il greco quel piacere profondo e quell’amore che s’inizia a nutrire, come già sosteneva Agostino, solo quando alla meticulosa necessitas si sostituisce la libera curiositas". Concordo pienamente con questa visione (almeno è una visione...). Personalmente non vado cercando conforti al mio modo di pensare nel riconoscimento da parte dell'accademia. Il latino, per quanto "fissato" può essere lingua di comunicazione: cito tre interessanti realtà (su molte altre) la radio finlandese Yle1 (nuntii latini) , iil settimanale web Ephemeris e il circolo latino palermitano(www.cirlapa.org). Realtà che si pongono in modo attivo nell'uso e nello studio del latino nei giorni nostri e rappresentano validi strumenti didattici moderni, che bene si méscono con il metodo Ørberg. Non ci saranno altri interventi da parte mia.
Commento inserito il: 28/02/2006 23.04.43
commenti donatella  ( donatelladodaro@virgilio.it)
Il Latino, così come il Greco, non sono lingue che devono essere parlate, ma devono essere strumento per esercitare,attraverso la riflessione sulle strutture morfo-sintattiche,quelle capacità logiche e di ragionamento che consentono di pervenire ad un metodo efficace e critico di risolvere le situazioni "problematiche". L'apprendimento delle lingue moderne è finalizzato al loro uso, alla pratica quotidiana della comunicazione, alla necessità di farsi capire e di capire il messaggio, anche se non sempre viene fatta salva la correttezza grammaticale della lingua che si sta parlando, perchè comunque lo scopo che ci si è prefissi viene raggiunto . ovvero la comprensione dell'informazione. Ben altro senso e significato hanno lo studio della lingua di Cicerone o Seneca o altri autori!!Non era certo il loro latino quello che parlavano gli antichi Romani, ma non quel Latino a noi serve imparare!! La conoscenza della lingua nelle sue strutture grammaticali è la conoscenza delle strutture del pensiero, del modo di guardare alla realtà e di risolverne i dissidi, è, insomma, la chiave di lettura di una civiltà, che la lettura di un romanzetto scritto in una lingua che non è il latino degli auctores, nè quello del vulgus del mondo romano, non consente di operare. In questo modo viene veramente meno il senso e la ragione dello studio del Latino(e del Greco), che devono favorire quella forma mentis aperta alla capacità di affrontare in modo sistematico e metodico, la problematicità della realtà. Da esperienze vissute, infine, ho titolo a dire che con il metodo natura, dopo due anni, gli alunni brancolano nel buio più totale, disorientati e confusi! Sono pienamente d'accordo con Claudia, e confortata in questa mia convinzione da autorevoli voci di studiosi del mondo classico con cui ho avuto l'onore e il piacere di interloquire riguardo a questo argomento.
Commento inserito il: 26/02/2006 16.36.30
commenti sergio rodà  ( roda@worldonline.dk)
Sto cercando di imparare, attraverso il metodo Ørberg, a parlare in latino, cosa che non è così semplice da attuare se si pratica il metodo della traduzione e dell'acquisizione teorica delle regole grammaticali poi applicate alla traduzione. Ørberg offre l'opportunità, altrimenti puramente teorica, di possedere la lingua attraverso un'aquisizione "naturale" (non ho molte remore nell'uso del termine "naturale"). Ovverossia l'acquisizione sul campo della lingua, la quale permette attraverso il consolidamento, di poter dominare gli scritti più propriamente artistici e letterari. Faccio due esempi sull'uso deleterio del metodo "traduttivo-grammaticale", permettetemi il termine, tuttora in uso nelle scuole italiane. Gli studenti italiani studiano l'inglese fin dalle elementari: soltanto una realmente esigua parte di essi arriva a possedere la lingua e usarla! Che è poi la cosa più importante, secondo il mio parere (e può valere anche per il latino). In alcuni paesi europei (penso a Danimarca e Olanda, in cui l'inglese è, praticamente, una seconda lingua, imparata a scuola e usata nella vita di tutti giorni senza difficoltá da moltissimi giovani). Ciò detto conviene riflettere anche su un secondo esempio: imparano forse i bambini la propria lingua madre attraverso la grammatica? Tutt'altro. il loro apprendimento si basa su ascolto e imitazione e ripetizione ragionata sostenuta poi da un uso autonomo della lingua stessa. Essi acquisiscono le strutture del linguaggio e le arricchiscono con il passare degli anni. Non imparano certo a parlare a scuola, ma in casa e nelle strutture pubbliche prescolastiche. E non traducono, ma riconoscono i vocaboli attraverso il proprio vocabolario, che é più o meno esteso, secondo l'ambiente nel quale acquisiscono la padronanza della lingua. Il problema sta nell'avere più o meno la voglia e l'intelligenza di sperimentare, certo adeguando il metodo a tempo e possibiltà. Creando negli allievi l'amore per la lingua, stimolando il loro desiderio di padronanza della lingua stessa. Ciò è possibile attraverso una stimolazione linguistca che li induca a non ritenere il latino una lingua morta, tutt'altro, ma una lingua che può essere parlata. E non importa il livello (basti pensare ai diversi livelli d' uso della lingua comune italiana...). Perciò ben venga Ørberg e la sperimentazione. E ben vengano insegnanti che si "ristrutturano" e provano strade diverse (impervie forse, ma non per questo impercorribili).
Commento inserito il: 03/02/2006 0.44.19
commenti Manuela Revello  ( revimanu@hotmail.com)
Cara Claudia, forse bisognerebbe aspettare che passi un lasso di tempo ragionevole, mettendo a confronto l'efficacia dei due metodi, quello tradizionale e quello "natura". Soltanto con un esperimento di osservazione scientifica, si può infatti trarre qualche conclusione significativa. Il lavoro sarebbe di grande interesse, sebbene mi renda conto delle difficoltà oggettive di realizzazione: avremmo bisogno di un campione di classi ragionevolmente ampio, tale da costituire un gruppo sperimentale (educato con il metodo natura) da confrontare - alla fine del percorso scolastico o del "biennio"- con un gruppo di controllo educato alle lingue classiche con il metodo tradizionale. Se tu sei insegnante e hai la possibilità di operare in classi diverse, potresti operare in scala miniaturistica questo tipo di esperimento, e vedere i risultati, prima di emettere opinioni così categoriche. O forse hai già fatto le tue prove? Manuela
Commento inserito il: 17/01/2006 19.55.56
commenti claudia  ( claudiaguardiano@libero.it)
metodo assolutamente non valido perchè gli studenti non imparano per nulla il latino e il greco in quanto non apprendono le basi morfosintattiche delle due lingue e non sanno usare per nulla il vocabolario!!!!!!!
Commento inserito il: 26/11/2005 0.35.14

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