
Da una decina d'anni a questa parte è ritornata alla ribalta della discussione sulla didattica delle lingue classiche la questione del metodo cosiddetto natura. Parlo innanzi tutto di metodo "natura" e non "naturale". Il metodo "natura", infatti, ha il suo perno nell'organizzazione sistematica delle norme e morfologiche e sintattiche che gli studenti apprendono non astrattamente, ma solo quando ricorrono all'interno di un contesto linguistico. Il metodo "naturale", invece, prescinde da tali norme e punta tutto sulle competenze attive della lingua, che si acquisiscono attraverso il parlato.
Nel metodo Ørberg[1], a differenza di ciò che accade nei tradizionali modelli normativi, i fenomeni linguistici non vengono mai studiati astrattamente, per essere applicati in un secondo momento, ma, con il procedimento inverso, gli studenti lavorano prima su un contesto linguistico, da cui poi, di volta in volta, sono invitati a dedurre le norme, che dovranno applicare in altre situazioni frasali. I due volumi del corso (vol I: Familia Romana e vol. II: Roma aeterna), fortemente interconnessi e l'uno il naturale presupposto e/o prosecuzione dell'altro, contengono una narrazione continuata. Familia Romana racconta le vicende quotidiane di una famiglia romana (pur con qualche anacronismo!!) e Roma aeterna offre un compendio di storia romana (soprattutto da Livio e da Cicerone).
Non si ha alcuna pretesa di far rivivere un "sermo cotidianus" di cui abbiamo perduto se non tutto, almeno la maggior parte. Il latino che possiamo possedere (e che i nostri studenti, soprattutto, devono conoscere) è quello cristallizzato nelle opere letterarie e quello che noi parliamo è prima di tutto una lingua artificiale. Di questo si erano già resi conto pienamente i grandi umanisti ed Erasmo in testa. Questo tipo di lavoro, inoltre, non esclude affatto la riflessione metalinguistica.
Il metodo Ørberg non esclude questa riflessione, anzi la richiede in modo molto netto. Imparare ad usare la lingua obbliga gli studenti a consolidare una rigorosa conoscenza della morfologia e della sintassi. Se non si raggiunge questo, lo scopo del corso fallisce, poiché il rischio è quello dell'approssimazione, che non produce buoni frutti. Piuttosto è importante far tesoro degli insegnamenti della didattica breve e sfrondare ciò che non è strettamente necessario. Penso ad esempio all'interminabile serie di regole ed eccezioni della terza declinazione che possono essere facilmente ridotte. Del resto il corso Lingua Latina per se illustrata ha come obiettivo quello di rendere gli studenti consapevoli delle sfumature linguistiche, grazie alle quali il significato di sintagmi apparentemente equivalenti è funzione del loro contesto.
È ipotizzabile che studenti che nel biennio abbiano studiato con il metodo Ørberg passino al triennio ad insegnanti che adottano il metodo tradizionale e questo non crea difficoltà o scompensi. Viceversa passare dal metodo tradizionale (normativo), nel biennio, a quello "natura" nel triennio non è in alcun modo possibile, poiché muta radicalmente la prospettiva di studio: con il metodo natura, infatti, le regole non si apprendono in astratto per poi applicarle, ma, al contrario, sempre e soltanto a posteriori, dopo che di un certo fenomeno linguistico gli studenti hanno trovato diverse occorrenze nel corso della narrazione. Lo studio del lessico (specie di quello frequenziale) è fondamentale.
Qualcosa di più definito sul metodo[2] si può leggere all'indirizzo:
http://xoomer.virgilio.it/strocc/index.html
[1]Hans H. Ørberg, Lingua Latina per se illustrata, Hauniae 1990, nova editio retractata et aucta libri qui inscribitur Lingua Latina secundum naturae rationem explicata, pars prior et pars altera, Hauniae 1959.
[2] Cfr., da ultimo, il mio articolo comparso su Latinitas, III 2004, pp. 265-273, Editionis Catullianae per se illustratae specimen.