
|
Il presente contributo nasce dall'intento di fornire una breve rassegna bibliografica, selettiva e ragionata, di opere e manuali che, sia sul versante degli studi scientifici, sia nel campo della didattica, possono fornire indicazioni, riflessioni o anche semplicemente spunti importanti per gli insegnanti che intendono innovare l'insegnamento del Latino e aggiornarlo alle esigenze attuali. È difficile delineare con precisione gli ambiti dei diversi orientamenti metodologici nell'ambito dell'attuale didattica, che - all'infuori del cosiddetto "metodo naturale", che tratta il Latino come lingua viva - oscillano tra i due seguenti estremi: un principio secondo cui si va dalla regola al testo (grammatica normativa) e un altro che prevede un'interazione tra testo e regola, secondo un rapporto per cui la regola nasce dalla descrizione di un fenomeno cui si assiste all'interno del testo stesso (grammatica descrittiva). In questa prospettiva nascono, in ambito scolastico, manuali che sempre più smussano i lati di un aspro e rigido atteggiamento normativo, lasciando più spazio ai testi, non più e non solo palestra di traduzione o, peggio, "cavia" per sperimentare le norme mandate a memoria, ma mezzo per meditare sugli aspetti imprescindibili e fondanti o, quanto meno, importanti della cultura classica. La lingua, dunque, come specchio di una civiltà, non solo come ossessiva ricerca e conferma di norme grammaticali. Il tentativo di innovare il metodo di studio del Latino, nato sul solco del forte impulso ricevuto dagli studi linguistici nel secolo scorso a partire dal Corso di linguistica generale di de Saussure (1916), affonda le proprie radici - ormai possiamo dire - in tempi relativamente lontani. Le prime sperimentazioni, infatti, della cosiddetta "grammatica della dipendenza" di Tesnière (verbi valenti o avalenti, con attanti e circostanti) risalgono agli anni '50-'60 e saranno poi sviluppate dalle riflessioni di Happ ('76-'79), che, sempre in stretta dipendenza dal verbo, individua complementi obbligatori (max. 7) e complementi facoltativi, detti impletivi, scelti su asse paradigmatico e allineati su asse sintagmatico. Un altro contributo fondamentale, che proviene direttamente dall'ambito degli studi di linguistica generale, si deve a Martinet (1987), che ha proposto, con il suo funzionalismo, una lettura dei fenomeni linguistici basata su una "doppia articolazione": da un lato, le unità distintive, i "fonemi"; dall'altro le unità significative, cioè latrici di significato, i "monemi", che si dividono in "lessemi" (nell'ambito lessicale) e "morfemi" (nell'ambito grammaticale). I monemi si articolano funzionalmente in "sintagmi", creando le "espansioni", ovvero costruendo la frase secondo il seguente schema: verbo + supporto del verbo (soggetto) + espansioni A partire dalla metà degli anni Sessanta, altre prospettive sono state aperte, sempre dall'ambito della linguistica generale, dalle riflessioni sulla grammatica generativo-trasformazionale di Chomsky e della sua scuola. Un cenno merita anche il tentativo di accostarsi al Latino come a una lingua viva, secondo il cosiddetto "metodo naturale", promosso e sviluppato specialmente nell'ambito del mondo nord-europeo, ma oggi presente, sia pur in misura ancora molto limitata, anche nella scuola italiana. L'allievo affronta lo studio della lingua attraverso un percorso di apprendimento simile a quello delle lingue moderne, secondo unità didattiche di difficoltà progressiva, che facilitano l'apprendimento, diminuendo così il rischio di scoraggiamento e demotivazione nei primi passi dello studio. Il manuale scolastico di riferimento, edito nel 1985, è del danese Hans H. Ørberg( Lingua Latina per se illustrata). Per approfondire le posizioni metodologico-didattiche sopra esposte in modo sintetico, si propone qui una breve rassegna che, ben lungi dal nutrire pretese esaustive, ha il solo scopo di fornire un primo quadro di orientamento. |
| - Breve rassegna bibliografica >> |