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1.3. Uomini e animali Per ritornare al tema della nostra lezione, si potrebbe aggiungere che greci e latini realizzarono un rapporto molto stretto con gli animali, spesso attribuendo agli animali sentimenti umani, com'è il caso dell'amicitia che lega il delfino al bambino, nella lettura di Plinio, e Argo ad Ulisse. In molti autori antichi, inoltre, gli animali risultano umanizzati, tanto da divenire l'emblema dei vizi e dei difetti dell'uomo. È il caso della favola di Esopo e di Fedro (cfr. punto 3. Laboratorio ludico), che tanta fortuna ha avuto negli autori moderni, da la Fontane a Trilussa a Rodari. Si può rilevare inoltre che, nel mondo antico, alcuni animali erano ritenuti sacri a certi dei, come, ad esempio, l'aquila per Zeus (l'aquila è sempre stato un simbolo di regalità e fu emblema dell'impero romano), il toro per Dioniso, il lupo per Marte. Oltre all'aquila, anche il lupo fu molto importante nel mondo latino: infatti era stata proprio una lupa ad allattare e a salvare i gemelli Romolo e Remo abbandonati lungo le rive del Tevere. Romolo fu infatti il fondatore di Roma. Un altro animale che rivestì una straordinaria importanza nel mondo latino, non solo a livello economico, ma anche nella realtà letteraria e nell'immaginario di questo popolo, furono le api. Esse non solo producevano il principale dolcificante del mondo antico, il miele (lo zucchero non veniva usato), ma diventarono simbolo di una proficua organizzazione del lavoro umano, basata su una disciplinata e severa organizzazione sociale, di stampo gerarchico. Non a caso Virgilio, nelle Georgiche, assegna alla società delle api le virtù tipiche della società romana: l'operosità, la concordia, la disciplina e l'obbedienza ai capi. |
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