
|
Sull'educazione a Roma abbiamo la fortuna di disporre di un'esauriente e interessantissima trattazione: il primo libro dell'Institutio oratoria di Quintiliano, un maestro di retorica vissuto nel I secolo della nostra era. Quintiliano era profondamente consapevole del valore assunto dall'educazione e dall'istruzione per la vita del Romanus civis. Non c'è parte della sua voluminosa opera, dedicata in gran parte all'eloquenza, che non sottintenda la convinzione del valore assoluto dell'ars docendi. Quintiliano ha fede nella possibilità di insegnare qualsiasi cosa, poiché per natura tutti gli esseri umani sono dotati di un ingegno sufficiente a capire, memorizzare, interpretare. Occorre precisare che Quintiliano vive in un'epoca in un cui l'educazione e l'istruzione, a Roma, non si svolgono più solo nell'ambito della familia, come avveniva in epoca arcaica secondo la tradizione propriamente romano-italica che delegava questo compito ai genitori e ai loro servi acculturati. Questo più antico modello educativo è rappresentato da Catone il Censore e dalla sua opera intitolata Praecepta ad filium; ma anche le commedie di Plauto e Terenzio mettono spesso in scena padri austeri e tradizionalisti alle prese con figli bramosi di indipendenza. Si pensi, in particolare, agli Adelphoe di Terenzio in cui, nei personaggi di Demea e Micione, sono opposti due modelli pedagogici, uno severo e tradizionalista, e uno più morbido, influenzato dalla mentalità greca. Il sistema formativo della Roma più antica è infatti una sorta di "autarchia educativa", come l'ha definito Luciano Canfora, in cui il paterfamilias gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere e perpetuare i valori del civis. "E questo è un carattere che connota tutta l'epoca arcaica e serba un suo prestigio anche dopo la diffusione di modelli culturali ed educativi ellenistici" (Canfora, cit., p. 739). La paideia dell'età monarchica e repubblicana mira infatti a trasmettere il mos maiorum, cioè il culto degli antenati e della tradizione, nonché valori come lavirtus e il senso quasi cieco della disciplina verso i superiori. Tutti elementi alla base del sistema etico-sociale dei romani e, per usare ancora le parole di Canfora, "principi di conservazione e di stabilità" dello stato (p. 751). La famiglia era considerata infatti, anche dalle istituzioni, il migliore serbatoio dei valori tradizionali. Rientrava in questa pedagogia anche l'insegnamento di conoscenze più pratiche legate a un'economia agro-pastorale e all'arte della guerra. |
- Continua la lettura della scheda >> |