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Trattare della cucina ai tempi dei Romani può comportare delle generalizzazioni. Già nell'Italia del III/II sec. a.C. si poteva distinguere infatti una cucina dell'Italia centro-meridionale, influenzata anche dalle civiltà etrusca e greca, e una cucina del Nord, legata alle tradizioni celtiche. Inoltre, in ogni età, le popolazioni di mare disponevano con maggior facilità di sale (un ingrediente molto caro in antichità) e consumavano alimenti che spesso mancavano alle popolazioni dell'entroterra. Con l'estendersi poi dei domini nel Mediterraneo e poi in Oriente, la cucina dei latini presentò grandi varietà di ingredienti, piatti e abitudini gastronomiche: un cittadino romano dell'Egitto o della Palestina poteva avere un regime dietetico, un atteggiamento verso il cibo, nonché consuetudini alimentari ben diverse da quelle di un romano della capitale. Ciò premesso, vediamo in linea generale come si cibavano i Romani: La gastronomia nella letteratura latina Lettura di brani in traduzione
Per saperne di più - Apicio, L'arte culinaria, a cura di G. Carazzali, Bompiani, Milano 1990 (con ampia introduzione). - G. Pucci, I consumi alimentari, in Storia di Roma, vol. IV "Caratteri e morfologie", Einaudi, Torino 1989, pp. 369-388. - F. Dupont, La vita quotidiana nella Roma repubblicana, trad. it., Roma-Bari 1990, cap. XVI "Il cibo, i banchetti e i piaceri della sera". |
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