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pixel_bianco >> "I Romani a tavola" (6/8)  

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Nicoletta Marini

La gastronomia nella letteratura latina

Nel mondo latino alla gastronomia furono dedicate molte opere, come il De re coquinaria (L'arte culinaria), un ricettario scritto da un certo Apicio, nel I sec. d.C. Secondo le fonti Apicio sarebbe stato un ricchissimo romano che avrebbe sperperato tutto il suo patrimonio nei banchetti e nei piaceri della vita. Secondo Seneca (Consol. Ad Helv. 10, 8-10) "dopo aver dilapidato in pranzi cento milioni di sesterzi (…), oberato dai debiti, fu costretto a fare i conti, per la prima volta: calcolò che gli restavano dieci milioni di sesterzi, con i quali avrebbe fatto la fame. Allora si avvelenò". Si tratta di una notizia ovviamente esagerata (dieci milioni di sesterzi restavano comunque una bella sommetta…). Essa tuttavia ci illumina sulla personalità di Apicio e sulle esagerazioni gastronomiche dei romani di età imperiale, illustrateci anche nel Satyricon e negli epigrammi di Marziale. L'opera di Apicio resta comunque una testimonianza fondamentale sulla gastronomia romana dell'età di Tiberio.



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