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Breve commento tematico e confronti L'ode presenta il tema del beatum rus ed è parallela ad un’altra ode, la III 22: là un pino, qua una fonte nella villa di Orazio. Il pino viene dedicato a Diana, la fonte (se si accetta la lectio difficilior, cfr. nota v. 1) è già dedicata a Bandusia: ad entrambe spetta un sacrificio che è fatto con un animale che diviene ora conscio della sua forza (il cinghiale a cui spuntano le zanne, il capretto a cui spuntano le corna). Tuttavia, questo carme si allarga rispetto al III 22, perché c'è l'elogio della frescura, che la fonte offre, e la descrizione, semplice, ma di viva evidenza, dei lecci, che sorgono sulla roccia donde zampillano con chiara voce cristallina le limpide acque. La struttura è bipartita: la prima parte contiene la promessa di sacrificio, la seconda un breve inno, che si chiude con la promessa della gloria. Mancano indizi cronologici, ma l'orgogliosa fiducia che il poeta mostra nella propria arte sembra indicare che egli non è ai primi tentativi lirici. Per Antonio La Penna sia la promessa di sacrificio sia il paesaggio idillico rientrano nella tematica della poesia ellenistica. La promessa del sacrificio presenta affinità con un epigramma di Teocrito (Epigramma I), tanto da indurre qualcuno a supporre che Orazio ne prendesse “spunto” (cfr. G. Pasquali, Orazio lirico, pp. 557 e sgg.). Dice Teocrito a proposito di un'offerta alle Muse e ad Apollo: “Queste rose rugiadose e quel fitto serpillo sono offerti alle dee dell'Elicona (le Muse); i lauri dalle foglie cupe sono offerti a te, Pitio Peana, giacché la roccia delfica fece risplendere per te questo ornamento; e il tuo altare insanguinerà questo capro cornuto dal pelo bianco che rode l'ultimo ramo di terebinto”. Le affinità non sembrano tali da far pensare necessariamente che Orazio avesse presente l'epigramma, ma il tipo di componimento è lo stesso che troviamo nella prima parte dell'ode. |