
| Osservazioni sul funzionamento delle relative italiane |
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Il pronome relativo italiano di più ampio impiego è il CHE; esso non consente nessun tipo di flessione e quindi non distingue fra caso diretto e caso indiretto, fra maschile e femminile, fra singolare e plurale. La sua fisionomia morfologicamente molto povera impone ad esempio che il suo antecedente lo preceda immediatamente e disabitua il parlante italiano a interrogarsi sul suo ruolo sintattico all'interno della relativa, la cui interpretazione è affidata prevalentemente alla semantica e all'ordine lineare delle parole. Es.: Ho incontrato l'altro ieri il ragazzo che aveva visto Gianni in stazione (1) può essere interpretata in due modi diversi: è Gianni che aveva visto il ragazzo o il ragazzo che aveva visto Gianni? Per disambiguare il senso in direzione della prima interpretazione è necessario riformulare la frase: Ho incontrato l'altro ieri il ragazzo che Gianni aveva visto in stazione (1b) Il pronome CHE non può mai essere in posizione prolettica, a meno che non sia immediatamente preceduto dal nome che esso "relativizza". Es.: *Che ho incontrato in vacanza, l'amico è venuto a trovarmi (2) è agrammaticale e pressocché non dotata di significato; è invece accettabile L'amico, che ho incontrato in vacanza, è venuto a trovarmi (2b)I. CHE non ammette un impiego in posizione di complemento indiretto (in costrutto preposizionale). Es.: *Ho visto solo ieri il film di che mi avevi parlato la settimana scorsa (3) anche se nell'Italiano informale substandard sono ammesse frasi del tipo: Ho visto ieri il film che me ne avevi parlato la settimana scorsa (3b). L'uso quotidiano di strutture di questo tipo abbassa però nei parlanti la consapevolezza del ruolo sintattico del pronome relativo, mettendo in evidenza soltanto il fatto che esso sostituisce il nome che è appena stato pronunciato – o scritto. CUI, il caso indiretto di CHE, è di scarso impiego nel parlato, come è sempre meno usato il pronome IL QUALE, che, pur fornendo un'informazione morfologica più ricca, soggiace alle stesse restrizioni di CHE quanto alla posizione prolettica e alla distanza dall'antecedente. Es.: Ho ritrovato le persone dopo molto tempo, le quali/che mi avevano aiutato in quell'occasione (4) è frase comprensibile ma non corretta. Esiste un particolare tipo di relative le quali non aggiungono informazioni a un elemento della frase ma sostituiscono addirittura un gruppo nominale essenziale all'organizzazione sintattica della reggente; es.: Chi ha superato la prova scritta è invitato a presentarsi domani per sostenere l'orale (5). La relativa "occupa il posto" del soggetto del predicato è invitato. In qualche caso una relativa del genere potrebbe essere sostituita da un sostantivo: Quelli che hanno vinto le gare provinciali avranno accesso alle selezioni nazionali (6) equivale a I vincitori delle gare provinciali avranno accesso alle selezioni nazionali (6b). Il pronome CHI è un pronome "doppio", l'unico presente in Italiano assieme al relativo indefinito CHIUNQUE: essi inglobano il dimostrativo che funge da antecedente. La relativa introdotta da CHI è l'unica che ammette la posizione prolettica – vedi es. (5) – con qualche restrizione: la relativa prolettica è interpretata come soggetto e non come oggetto della reggente. Es.: Chi avrà lavorato meglio, premieremo (7) non è corretta, anche se basta l'introduzione di un clitico per renderla grammaticale. Es.: Chi avrà lavorato meglio, lo premieremo (7b). Chi avete aiutato in un momento difficile, non dovrebbe negarvi ora la sua ricompensa (8) è grammaticale e dotata di significato: si noti che CHI è contemporaneamente l'oggetto di avete aiutato e il soggetto di non dovrebbe. CHI ammette dunque la compresenza di più funzioni sintattiche, anche nel caso dei complementi indiretti. Es.:Io mi devo occupare di chi (di colui il quale-oggetto) avete dimenticato di avvisare (9); Non so cosa pensare di chi (di colui il quale-soggetto) si è comportato così (10). |
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