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pixel_bianco >> Capire i forici e i deittici: riconoscere i valori di au)to/j  

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Mara Aschei
Traduzione di un testo greco

Nota: nel testo sono evidenziati graficamente non solo tutti i dimostravi ma anche le forme dei participi, il cui valore sintattico è fondamentale: si dovrà badare con estrema attenzione a quale parola essi sono concordati e quale tipo di funzione essi svolgono di volta in volta – di circostanziali implicite o di predicativi o di perifrasi che occupano il posto di una relativa ("quelli che…")

qauma/zw d'o3ti tou\v au)tou\v o(rw= u(pe\r me\n Ai)gupti/wn ta)nanti/a pra/ttein basilei= th\n po/lin pei/qontav, u(pe\r de\ tou=  (Rodi/wn dh/mou foboume/nouv to\n a1ndra tou=ton.

 kai/toi tou\v me\n 3Ellhnav o1ntav a3pantev i1sasi, tou\v de)n th|= a)rxh|= th|= kei/nou memerisme/nouv. oi[mai d & u(mw=n mnhmoneu/ein e)ni/ouv o3ti, h(ni/ke)bouleu/esq & u(pe\r tw=n basilikw=n, parelqw\n prw=tov e)gw\ parh|/nesa, oi[mai de\ kai\ mo/nov h2 deu/terov ei)pei=n, o3ti moi swfronei=n a2n dokoi=te, ei) th\n pro/fasin th=v paraskeuh=v mh\ th\n pro\v e)kei=non e2xqran poioi=sqe, a)lla\ paraskeua/zoisqe me\n pro\v tou\v u(pa/rxontav e)xqrou/v, a)mu&noisqe de\ ka)kei=non, e)a\n u(ma=v a)dikei=n e)pixeirh|=.

kai\ ou)k e)gw\ me\n ei]pon tau=q /, u(mi=n d / ou)k e)do/koun o)rqw=v le/gein, a)lla\ kai\ u(mi=n h1reske tau=ta. a)ko/louqov toi/nun o( nu=n lo/gov e)sti/ moi tw|= to/te r(hqe/nti.

e)gw\ ga/r, ei) basileu\v parau(to\n o!nta me su/mboulon poioi=to, tau1ta2n  au)tw|= paraine/saima3per u(mi=n, u(pe\r me\n tw=n au(tou= polemei=n, e)a/n tiv e)nantiw=tai tw=n  (Ellh/nwn, w[n de\ mhde\n au)tw|= prosh/kei, tou/twn mhda)ntipoiei=sqai th\n a)rxh/n. (Demostene, Per la libertà dei Rodiesi 5-7)

Bozza di traduzione

Io mi stupisco del fatto che vedo gli stessi, a favore degli Egiziani convincere la città a opporsi al re e invece, per quel che riguarda i democratici di Rodi aver paura di quest'uomo.

Eppure tutti sanno che gli uni sono Elleni, mentre gli altri fanno parte del dominio di quello. Penso che fra di voi alcuni ricordino che, quando stavate decidendo delle cose del re, presentatomi a parlare io per primo, vi rivolsi un'esortazione – penso che parlai da solo o secondo - che mi sembrereste assennati se motivazione dei vostri preparativi di guerra non faceste l'ostilità contro quello e invece da una parte vi preparaste contro i nemici che c'erano e dall'altra combatteste anche quello, qualora tenti di farvi ingiustizia.

E non io dissi queste cose e a voi non sembravo avere ragione: anzi queste cose piacevano anche a voi. Il mio attuale discorso è dunque conseguente a ciò che dissi allora.

Infatti io, se il re facesse suo consigliere me che sono presso di lui, consiglierei a lui le stesse cose che a voi: far guerra in difesa delle cose di lui stesso, se qualcuno fra gli Elleni si metterà contro, ma delle quali cose non spettano affatto a lui su queste cose non avanzare assolutamente pretese.

Esame delle strutture semantiche del testo

La resa italiana di alcuni dimostrativi presenti nel testo è determinante per intendere la struttura dell'argomentazione:

1.      riga 1- tou\v au)tou\v è pronominalizzato =>"gli stessi", ma occorre chiedersi chi siano "gli stessi". Il rapporto di identità non è stabilito con individui già nominati in precedenza: proseguendo nella lettura del passo si comprende infatti che si intende dire che un unico insieme di persone dimostra un atteggiamento contraddittorio nei confronti del re persiano: caldeggia una politica di intervento nei territori del re e poi ha paura di schierarsi a favore di Elleni democratici. La traduzione definitiva dovrà rendere con chiarezza il concetto

2.      riga 2- to\n a1ndra tou=ton: ancora occorre chiedersi a chi si riferisce il sintagma. Evidentemente ou[tov rimanda a un personaggio nominato nel testo, ma non si limita a fungere da anaforico: serve a mettere in evidenza un elemento che non è presente nella situazione ma che costituisce quasi il costante punto di riferimento del discorso, cioè "il re"

3.      riga 3 -  &kei/nou è un pronome di particolare importanza semantica: non capirne il valore pregiudica la comprensione generale. Esso fa riferimento alla stessa persona poco sopra pronominalizzata con to\n a1ndra tou=ton. Anche in questo caso la resa italiana dovrà mirare alla chiarezza che la bozza di lavoro non raggiunge, perché l'opposizione spaziale dei dimostrativi italiani "questo" e "quello" non induce a pensare a una coreferenza

4.      le forme di dimostrativo nelle righe fra la n. 6 e la n. 10 risultano più trasparenti

5.      alla fine del passo tou/twn è un anaforico del relativo prolettico, costruzione che la sintassi italiana non ammette

Si fornisce ora la traduzione definitiva del passo:

"Io mi stupisco del fatto di vedere che le stesse persone, a favore degli Egiziani, cercano di convincere la città a opporsi al re e invece, per quel che riguarda i democratici di Rodi, hanno paura di costui.

Eppure tutti sanno che gli uni sono Elleni, mentre gli altri fanno parte del suo dominio. Penso che fra di voi alcuni ricordino che, quando stavate decidendo della situazione con il re, presentatomi a parlare io per primo, vi rivolsi un'esortazione – e parlammo, penso, in uno o due – (dicendovi) che mi sareste sembrati assennati se a motivazione dei vostri preparativi di guerra non aveste preso l'ostilità contro di lui e vi foste invece, da una parte preparati, contro i nemici che c'erano e, dall'altra, difesi anche da lui, nel caso in cui tentasse di farvi ingiustizia.

E non era che io dicessi queste cose e a voi non sembrasse che avevo ragione: anzi queste parole piacevano anche a voi. Il mio attuale discorso è dunque conseguente a ciò che dissi allora.

Infatti io, se il re, trovandomi presso di lui, mi facesse suo consigliere, gli rivolgerei le stesse esortazioni che (rivolgo) a voi: far guerra in difesa di quel che è suo, se qualcuno fra gli Elleni si mettesse contro di lui, ma non avanzare assolutamente pretese sulle cose che non gli spettano affatto".


 
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pixel_biancopath Commenti inseriti
commenti Giovanni Costa  ( giovannicosta50@alice.it)
I PRONOMI GRECI E’ un pronome la parte del discorso che sta al posto di un nome, secondo dimostrazione (deissi) o secondo anafora, ed alla quale non si unisce l’articolo. La deissi e la determinazione delle persone si estendono sino alla terza persona, infatti, i pronomi determinano le persone sia quando richiamano (anafora) in quanto le persone sono già state conosciute, sia quando dimostrano (deissi), in quanto le persone sono sotto la vista. Dunque, ogni pronome o è deittico o è anaforico, i pronomi della prima e della seconda persona sono solamente deittici, quelli della terza possono essere sia anaforici che deittici; deittici, quanti indicano un genere, ἐκεῖνος, ὅδε, οὗτος, eccettuato il pronome αὐτός, il quale diviene nuovamente dimostrativo qualora stia insieme a pronomi dimostrativi. I rimanenti pronomi sono anaforici, ἥ e ἵ, οὗ, οἷ, ἕ. La prima parte del discorso che proclama un’anafora è l’articolo, esso indica, infatti, una persona che viene ridetta. Allora, giustamente, il significato degli articoli, qualora siano posti dinanzi al nome, è distinto da quello dei pronomi prototipi che significano una deissi. I pronomi deittici significano una prima conoscenza, ἐγώ ἐγραψα, ὅδε ἔγραψεν; gli articoli, invece, significano una seconda conoscenza, ἄνθρωπος ἦλθεν (un uomo giunse), ὁ ἄνθρωπος ἦλθεην (l’uomo giunse), πλοῖον ἦλθε (una nave giunse), τὸ πλοῖον ἦλθε (la nave giunse), cioè ciò che era conosciuto anche antecedentemente. Non è, dunque, possibile che l’articolo sia preposto alla prima deissi, esso sarà, invece, liberamente posposto qualora si rifaccia alla precedente, ἐμε ὅν ἐτίμησας, me che tu cercasti. Il significato del pronome deittico (ὅδε, οὗτος, ἐκεῖνος), usato sia in maniera di sostantivo che di aggettivo, è locale, esso indica un oggetto che o si trova nelle vicinanze di chi parla (ὅδε, οὗτος) o è lontano da lui (ἐκεῖνος). L’originaria differenza tra ὅδε ed οὗτος è che ὅδε, questo, accenna ad un soggetto che si trova nell’immediata vicinanza di chi parla, esso, in tale modo, è veramente il dimostrativo della prima persona; οὗτος, iste, accenna ad un soggetto che, per vero ed ancora, si trova nell’ambito e nella vicinanza di chi parla, ma che non viene messo in rilievo come soggetto della veduta immediata, cioè come qualcosa che, sia alla seconda che alla terza persona, stia di fronte a chi parla. Ἐκεῖνος (ἐκεῖ), invece, costituisce un dichiarato antagonismo ad ὅδε ed ad οὗτος, ciò in quanto esso indica un soggetto che non si trova nell’ambito di chi parla. Ciò che vale per lo spazio, vale pure per il tempo. Così il tempo presente viene considerato da chi parla come qualcosa che si trovi nella sua vicinanza, il passato come qualcosa che sia da lui diviso e distante, come τῇδε τῇ ἡμέρᾳ, al giorno d’oggi, ταύτῃ τῇ ἡμέρᾳ che significa la stessa cosa, ma è meno energico, ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ, significa in quel giorno, passato congiunto. Il pronome anaforico per eccellenza è αὐτός, giacchè esso riferisce sempre a qualche persona precedentemente nominata. I pronomi οὗτος ed ἐκεῖνος, nell’anafora si riportano sempre in esso; infatti; la frase ἐκεῖνος ἐνίκησε, τοιγαροῦν αυτὸς τιμῆς μεταλήψεται, quello vinse, perciò egli riceverà onori, si pensa riguardo alla medesima persona. Ma ciò non avviene col pronome ἐκεῖνος e cogli altri deittici, infatti, αὐτὸς ἐνίκησε, τοιγαροῦν οὗτος χαρήσεται, egli vinse, perciò costui si rallegrerà; si pensano, infatti, due persone distinte. Ma ciò è avvenuto giacché i pronomi ἐκεῖνος ed οὗτος presentano la conoscenza immediata della persona, mentre il pronome αὐτός riporta una persona che viene rivoltata nell’animo o ripetuta. Giustamente, dunque, il pronome αὐτός è rivolto verso la deissi manifestata dalla parte del discorso εκεῖνος ma, certamente, i pronomi ἐκεῖνος e οὗτος, non possono essere riferiti al pronome αὐτός; la prima conoscenza avviene, infatti, per mezzo dei pronomi deittici. Così i pronomi si dividono in deittici ed anaforici. Essi, infatti, o si adottano qualora non si possano impiegare i nomi ed, allora, sono deittici, o qualora questi siano stati espressi ma non si possano impiegare nuovamente. Infatti, Ζευς δ’ἐπεὶ οὖν Τρῶάς τε καὶ Ἕκτορα νηυσὶ πέλασσε, ………………….. αὐτὸς δὲ πάλιν τρέπεν ὄσσε φαεινώ (ILIADE, XIII, 1-3) Poi ch’ebbe Ettore e i Teucri Zeus avvicinati alle navi……..e rivolse egli altrove gli occhi lucenti, se al posto di αὐτός (egli) fosse stata posta la parola Ζεύς, poiché essa porrebbe un nuovo inizio della frase, le due frasi non sarebbero più congiunte intorno a Ζεύς. Invero, l’essere impiegati in maniera anaforica è comune anche per i pronomi ἐκεῖνος, οὗτος ed ὅδε, κεῖνος ἀνήρ, ὅτ’ἐμεῖο κυνώπιδος (ODISS. IV, 145) quell’eroe, quando per questa mia faccia di cagna (prima menzionato) οὗτος ὁ Κροῖσος (EROD. I, 6) questo Creso (prima menzionato) τῆσδε δ’ἄν οὐ φθονέοιμι (ODISS. XIX, 348) a questa non vieterei (qualcuna, vecchia canuta, di cui al verso 346). Quindi, quando questi pronomi non indicano quanto è visibile, ma richiamano (anafora), si deve considerare che la loro deissi viene portata sul pensiero, cosicché, da una parte vi sono deissi di quanto si vede, dall’altra, invece, deissi del pensiero. I pronomi personali della terza persona, ἐκεῖνος, οὗτος ed ὅδε sono tutti stati fatti per loro natura per esprimere una relazione, la quale è pure una deissi, quantunque non sia una deissi di quanto stia sotto la vista ma una deissi del pensiero; infatti, colla nostra mente prendiamo la cognizione di quelle cose che vengano designate per mezzo dei pronomi di terza persona.
Commento inserito il: 17/07/2006 14.28.29

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