
| Ricapitolazione delle nozioni sui
dimostrativi greci
Pronomi come ou[tov, o3de ed e)kei=nov possono:
Il pronome au)to/v può: a. rimandare a un oggetto/persona già nominato nel testo (cioè può essere debolmente anaforico), con funzione analoga al pronome italiano di 3a persona, anche clitico b. enfatizzare il soggetto, di 3a ma anche di 1a e 2a persona, che si deduce dalla desinenza personale del verbo (come il pronome latino ipse, ma senza equivalenti italiani, se non il pronome "doppio" IO STESSO, TU STESSO ecc. che sovente preferiamo sostituire con locuzioni del tipo PROPRIO IO, PROPRIO TU o IO IN PERSONA, TU IN PERSONA ecc.) c. esprimere, quando è preceduto dall'articolo, un rapporto di identità con un elemento del testo (come il latino idem, ancora senza un equivalente italiano esatto e disambiguo: l'Italiano moderno non distingue fra STESSO e MEDESIMO, anzi ha pressoché cancellato MEDESIMO e interpreta LUI STESSO come PROPRIO LUI, non certo come "la medesima persona che è stata nominata prima e non un'altra") Risulta dunque didatticamente fondamentale riflettere con attenzione sui dimostrativi greci e in modo specifico su au)to/v, che, pur rientrando nello stesso capitolo della grammatica, ricopre però più ruoli. È possibile, con le dovute cautele critiche, suggerire agli allievi alcune semplici strategie, strumentali alla costruzione della bozza di traduzione: 1. prestare la massima attenzione alla presenza dell'articolo davanti alle forme flesse di au)to/v e tenere presente come valore base il traducente LA STESSA/MEDESIMA PERSONA, LA STESSA/MEDESIMA COSA, con la distinzione chiara fra realtà animata e realtà non animata 2. NON tradurre mai au)to/v – non preceduto da articolo - con QUESTO ma solo con LUI / LEI / LORO nei casi diversi dal nominativo: anche quando il valore sia enfatico, la esplicitazione del pronome personale italiano salva la comprensione del contesto 3. ricordare che au)to/v le/gw, au)to/v le/geiv, au)toi/ le/gomen, au)toi/ le/gete significano: PROPRIO IO dico, PROPRIO TU dici, PROPRIO NOI diciamo, PROPRIO VOI dite ecc. 4. mantenere pure i traducenti QUESTO per o3de e QUELLO per e)kei=nov: essendo il primo un deittico o un cataforico e rimandando il secondo a qualcosa di lontano dall'immediato contesto, essi approssimativamente equivalgono ai loro traducenti italiani 5. osservare attentamente il ruolo svolto da ou[tov: il traducente QUESTO può non essere sempre adeguato. Abbiamo osservato, ad esempio, che in Italiano QUESTO non può fungere da antecedente di un relativo, mentre in Greco ou[tov compare spessissimo come anaforico di un relativo prolettico |
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