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Testo n° 3 Isocrate, Elena, 54 Nel brano appare predominante l'uso del tempo presente, dal momento che il retore esamina atteggiamenti e tendenze che considera connaturati all'uomo e quindi costanti. In questo tessuto temporale-aspettuale piuttosto uniforme risaltano le forme di aoristo e di perfetto. I verbi all'aoristo sottolineano azioni che rappresentano punti di svolta sul piano conoscitivo (gnw=nai,gnoi&hn) o del comportamento (tuxei=n, a)nagka&swsin, i)do&ntev); le forme di perfetto evidenziano invece la condizione di persone o cose che dall'influsso della bellezza (o al contrario dall'assenza di essa) hanno ricevuto un'impronta profonda e una caratterizzazione permanente. Il fascino della bellezza Ka/lloj semno/taton kai\ timiw/taton kai\ qeio/taton tw=n o!ntwn e0sti/n. 9Ra/|dion de\ gnw=nai th\n du/namin au0tou=: tw=n me\n ga\r a0ndri/aj h@ sofi/aj h@ dikaiosu/nhj mh\ metexo/ntwn polla\ fanh/setai timw/mena ma=llon h@ tou/twn e#kaston, tw=n de\ ka/llouj a0pesterhme/nwn ou0de\n eu9rh/somen a0gapw/menon a0lla\ pa/nta katafronou/mena, plh\n o#sa tau/thj th=j i0de/aj kekoinw/nhken, kai\ th\n a0reth\n dia\ tou=to ma/list 0 eu0dokimou=san, o#ti ka/lliston tw=n e0pithdeuma/twn e0sti/n. Gnoi/h d 0 a!n tij ka0kei=qen o#son diafe/rei tw=n o!ntwn, e0c w{n au0toi\ diatiqe/meqa pro\j e#kaston au0tw=n. Tw=n me\n ga\r a!llwn w{n a@n e0n xrei/a| genw/meqa, tuxei=n mo/non boulo/meqa, peraite/rw de\ peri\ au0tw=n ou0de\n th=| yuxh=| prospepo/nqamen: tw=n de\ kalw=n e!rwj h9mi=n e0ggi/gnetai, tosou/tw| mei/zw tou= bou/lesqai r9w/mhn e!xwn o#sw| per kai\ to\ pra=gma krei=tto/n e0stin. Kai\ toi=j me\n kata\ su/nesin h@ kat 0 a!llo ti proe/xousin fqonou=men, h@n mh\ tw=| poiei=n h9ma=j eu} kaq 0 e9ka/sthn th\n h9me/ran prosaga/gwntai kai\ ste/rgein sfa=j au0tou\j a0nagka/swsin: toi=j de\ kaloi=j eu0qu\j i0do/ntej eu}noi gigno/meqa kai\ mo/nouj au0tou\j w#sper tou\j qeou\j ou0k a0pagoreu/omen qerapeu/ontej. La bellezza è la più ammirabile, la più preziosa e la più divina delle cose. Ed è facile giungere a comprendere la sua potenza: infatti risulterà evidente che le realtà che pure non hanno in sé una parte di virtù o di sapienza o di giustizia sono apprezzate più di ciascuno di questi valori, mentre riscontreremo che delle realtà che sono rimaste prive di bellezza nessuna è amata, ma tutte sono disprezzate, eccetto quante siano entrate in contatto con questa forma ideale, e riscontreremo anche che la virtù è così rinomata soprattutto per il fatto che è la più bella fra tutti gli oggetti di dedizione. Ancha a partire da un altro punto di vista si potrebbe comprendere quanto la bellezza si distingua dagli altri beni, considerando cioè gli atteggiamenti che noi assumiamo verso ciascuno di essi. Infatti, degli altri beni di cui ci troviamo ad aver bisogno, noi vogliamo soltanto entrare in possesso, ma non ne restiamo più a lungo toccati nell'animo. Invece delle cose belle sorge in noi un amore, che è dotato di forza di desiderio tanto più grande, quanto più pregevole è l'oggetto d'amore. Inoltre nei confronti di coloro che si distinguono in intelligenza o in qualche altra caratteristica noi proviamo invidia, a meno che essi beneficandoci di giorno in giorno non ci attraggano a sé e non ci costringano ad amarli; invece nel momento stesso in cui vediamo delle persone belle diventiamo ben disposti nei loro confronti e soltanto a loro, come a divinità, non ci esimiamo dall'attribuire venerazione. - Testo 1: Platone, Fedone, 117
c-e (Socrate beve la cicuta) |