
Obiettivi: - sollecitare l'attenzione all'aspetto verbale
- sviluppare la capacità di resa dei valori aspettuali delle forme verbali nella traduzione
Destinatari: alunni di quinta ginnasio (che abbiano svolto lo studio del perfetto) o di prima liceo
Tempi di attuazione: una lezione introduttiva; due lezioni per ciascuno dei brani proposti
L'aspetto nel sistema verbale greco: un problema didattico
L'esercizio di traduzione risulta particolarmente impegnativo e al contempo rivela tutta la propria utilità formativa soprattutto laddove si riscontrano più marcate differenze di categorie grammaticali tra la lingua di partenza e quella di arrivo.
Nell'apprendimento del greco uno degli argomenti più interessanti da questo punto di vista è costituito dalla nozione di aspetto. Essa infatti ha importanza fondamentale nel sistema verbale greco, mentre non trova pari rilievo in quello italiano che, sulla scorta del latino, appare incentrato piuttosto sull'articolazione temporale (cfr. ad es. J. Humbert, Syntaxe grecque, Paris 19603, pp. 133-137).
Lo studio dell'aspetto verbale si avvia per lo più in quinta ginnasio, con la presentazione dei tempi aoristo e perfetto. Per illustrare il carattere puntuativo dell'azione aoristica, in contrapposizione a quello durativo proprio del presente e dell'imperfetto, l'insegnante ricorre in genere al confronto con l'italiano, che presenta un'analoga distinzione tra indicativo passato remoto (disse) e imperfetto (diceva). Per la comprensione del valore stativo o risultativo del perfetto può essere utile invece il riferimento ai cosiddetti 'perfetti con valore di presente', che si trovano tanto in greco quanto in latino. L'analisi del significato di ke&kthmai 'ho acquistato', quindi 'possiedo', di oi}da, 'ho conosciuto', quindi 'so', oppure, per il latino, di memini 'ho richiamato alla memoria', quindi 'ricordo' e odi 'ho concepito avversione', quindi 'odio', mette in luce efficacemente l'elemento caratterizzante il valore aspettuale del perfetto, ossia l'idea che un'azione compiuta o una condizione vissuta nel passato hanno esiti e conseguenze riscontrabili nel presente.
Una più attenta sensibilità linguistica appare necessaria per individuare e comprendere appieno le distinzioni aspettuali esistenti tra forme verbali di modi differenti dall'indicativo, quando si consideri, ad esempio, che le azioni indicate dagli infiniti lei&pein lipei=n leloipe&naisono diversamente connotate non tanto dal punto di vista cronologico, quanto in base alla modalità di svolgimento dell'azione stessa, che è vista rispettivamente nella sua durata (presente), a prescindere dalla durata e dalle conseguenze (aoristo), e nel suo risultato (perfetto).
Un laboratorio di traduzione sull'aspetto
Si pone quindi il problema della resa delle connotazioni aspettuali nella traduzione italiana di un brano greco. Talora tale trasposizione risulta impossibile, a causa delle differenze linguistiche sopra indicate. In altri casi invece i valori aspettuali possono essere evidenziati tramite un accorto impiego dei tempi verbali e un'attenta scelta lessicale (anche con il ricorso a perifrasi): ad esempio l'uso di afferrare in luogo di prendere, o di scoppiare a ridere in luogo del semplice ridere, può esprimere più efficacemente il valore puntuale dell'azione aoristica espressa dagli infiniti labei=n e gela&sai; per il perfetto e)ste&rhmai la locuzione sono rimasto privo pare sottolineare le conseguenze dell'azione più che il semplice passato prossimo sono stato privato. Il ricorso a tali accorgimenti deve essere però accuratamente dosato; occorre evitare cioè di enfatizzare troppo quelle che in italiano non possono costituire che sfumature espressive. Tuttavia uno sforzo in questo senso va attuato, anche nella prospettiva didattica di un esercizio di traduzione non meccanico, bensì volto a favorire una comprensione profonda dei testi e a migliorare la competenza nella lingua d'arrivo, nel nostro caso l'italiano.
Può essere opportuno che l'insegnante solleciti un'attenzione all'aspetto verbale attraverso l'affronto di concreti problemi di traduzione, stabilendo per alcuni brani di versione l'obiettivo specifico di una resa del valore aspettuale delle forme verbali.
Il lavoro può essere così articolato:
- prima lezione: trattazione introduttiva sull'aspetto verbale
- seconda lezione: analisi delle forme verbali e dei valori aspettuali in un testo greco, la cui traduzione è assegnata all'alunno come lavoro domestico
- terza lezione: correzione e discussione degli elaborati; confronto con una o più traduzioni fornite dall'insegnante.
L'argomento può essere affrontato attraverso un'unica esercitazione di carattere esemplificativo oppure approfondito in diversi momenti di lavoro, anche in successione temporale non ravvicinata.
Di seguito sono proposti tre brani che si prestano a essere utilizzati in un percorso come quello indicato; i primi due possono corrispondere, per livello di difficoltà, sia alla quinta ginnasio che alla prima liceo, mentre il terzo presuppone decisamente una preparazione di tipo liceale.
Nella trascrizione dei testi si è fatto ricorso a varie forme di evidenziazione grafica che consentono di individuare e visualizzare più facilmente i diversi piani temporali-aspettuali: in grassetto sono indicati i verbi al presente e all'imperfetto, corrispondenti ad azioni durative; la sottolineatura semplice segnala le forme di aoristo, indicanti azioni puntuative, che spesso costituiscono i punti-chiave della narrazione, mentre il corsivo sottolineato rimarca le forme di perfetto, di valore risultativo o stativo. Per ciascun brano è proposta una traduzione 'di servizio', rispondente all'intento di sottolineare le connotazioni aspettuali.
- Testo 1: Platone, Fedone, 117
c-e (Socrate beve la cicuta)
- Testo 2: Diodoro Siculo XV 87, 5-7
(Morte di Epaminonda)
- Testo 3: Isocrate, Elena, 54 (Il
fascino della bellezza)
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