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pixel_bianco >> Ecateo di Mileto e i prodromi della storiografia occidentale (1/4)  

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Nicola Cadoni

Lezione da effettuarsi in una II liceo; si presuppongono una discreta conoscenza delle origini della filosofia greca e rapide informazioni sugli interessi geo-etnografici e genealogici dei “logografi” del VI-V secolo.

 

«Fin dall’inizio, gli storici greci seguirono certi principi fondamentali. Il primo era che non si poteva credere alle leggende, ed Ecateo di Mileto (550-489 a.C.) può davvero essere considerato il fondatore degli studi storici, quando afferma il suo proposito: “Ciò che scrivo qui è l’esposizione di ciò che io ritengo vero. Infatti le storie dei Greci sono numerose e, secondo me, ridicole.”». Queste parole di C.M. Bowra[1], accompagnate dalla citazione di parte del fr. 1 Jacoby (= 1 Nenci) di Ecateo, chiariscono subito quale sia da considerare il discrimine fra la semplice pratica di raccontare vicende di un passato perlopiù leggendario senza valutarne in alcun modo la veridicità – che era un meccanismo naturale e radicato nella cultura greca omerica e arcaica – e la narrazione storica, pur nella sua fase embrionale: l’esercizio critico, il vaglio della ragione, inizia con Ecateo a essere sentito come passaggio obbligato. Che Ecateo fosse cittadino di Mileto, ovviamente, non è elemento che si possa in alcun modo trascurare: in ambiente ionico nasce la filosofia, di Mileto sono i fusiolo/goi Talete, Anassimandro, Anassimene, ossia i primi a non credere più che il mondo sia nato come raccontano le cosmogonie e a ritenere che la natura debba essere studiata e compresa per mezzo del lo/goj e della ricerca. Ecateo applicò tale criterio razionalistico alla genealogia, cioè a quella forma di indagine tipicamente aristocratica che aveva la duplice funzione di consolidamento del potere dei ge/nh attraverso una provata origine divina e, contemporaneamente, di sistemazione logica e cronologica di un coacervo di tradizioni mitiche variegate e spesso confuse. Ed è proprio a questo punto che si sviluppa il germe della ricerca storica, quando il confronto fra versioni differenti del mito impone una scelta e, dunque, un criterio di scelta. Di fronte a tutto il materiale a sua disposizione – orale ma anche scritto, ché le genealogie mitiche in prosa cominciavano ad avere una certa diffusione – Ecateo valuta, dubita, giudica, sceglie: questo è il celeberrimo incipit, già in parte citato sopra (fr. 1 Nenci), delle sue Genealogie:

 

9Ekatai~oj Milh&sioj w{de muqei~tai: ta&de gra&fw w{j moi dokei~ a)lhqe/a ei]nai: oi( ga_r 9Ellh&nwn lo&goi polloi/ te kai\ geloi~oi, w(j e0moi\ fai/nontai, ei)si/n.

 

“Ecateo di Mileto così racconta. Scrivo queste cose come mi pare siano vere: infatti le storie dei Greci, così come mi si presentano, sono molte e risibili.”

 


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[1] The Greek Esperience, London 1957, ed. it. L’esperienza greca. Da Omero al 404 a.C., trad. di V. Cosentino, Milano 1996 (I ed. 1961), p. 205.

 
 
 

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