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L'eroe omerico può combattere per l'onore e la fama. Nel mondo concreto di Archiloco, invece, la maggior parte dei soldati dalle armi ricava il pane quotidiano:
e0n dori\ me/n moi ma~za memagme/nh, e0n dori\ d' oi]nov )Ismariko&v: pi/nw d' e)n dori\ keklime/nov. (fr. 2 W2) sul legno della nave è impastato il mio pane, sul legno il vino d'Ismaro; sul legno bevo disteso.
Qualunque significato si dia al termine do&ru[6], non c’è dubbio che l’anafora metta in evidenza come il centro della vita di Archiloco sia l'evento bellico: egli mangia, beve, riposa in guerra[7].
Archiloco, dunque, fu soldato di professione; forse un mercenario addirittura, se possiamo interpretare in senso autobiografico alcuni frammenti nei quali egli pare valutare senza toni assolutorii tale condizione:
Glauk', e0pi/kourov a)nh_r to&sson fi/lov e!ske ma&xhtai (fr. 15 W2) Glauco, un mercenario per tanto è amico, finché combatte.
kai\ dh_ 0pi/kourov w#ste Ka_r keklh&somai (fr. 216 W2) mercenario, come un Cario, sarò chiamato. |
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[6] Diversamente dall'interpretazione più comune ("lancia"), Gentili ha attribuito a do&ru l'accezione – meno frequente ma anch'essa omerica – di "tavola della nave": B. Gentili, Nota ad Archiloco, P. Col. 7511; fr. 2 Tarditi, 2 West, QUCC 21 (1976), 17-21. Arnoud, invece, ha visto nel sintagma e0n dori& un'espressione metonimica per intendere "in armi": D. Arnoud, Archiloque et le vin d’Ismaros, "Revue de Philologie" 54 (1980), 284-294 (291). [7] Cfr., a questo proposito, il frammento 4 W2, che descrive una veglia di guardia alleviata dal vino su una nave. Si è supposto (Gentili) che fr. 2 e fr. 4 facessero parte del medesimo componimento: il senso di do&ru come "tavola della nave" assumerebbe in tal caso pregnanza ancor maggiore. Su questo e altri temi del fr. 4 rimando al contributo Archiloco, fr. 4 West2. |