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pixel_bianco >> Archiloco poeta di Ares soldato delle Muse (1/5)  

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Nicola Cadoni

Spunti per un approfondimento sul motivo archilocheo della guerra, per una I liceo nella quale si sia già svolta una lezione introduttiva sul poeta, sulle tematiche principali che affronta e sulla sua arte.

 

              ei0mi d' e0gw_ qera&pwn me\n 0Enuali/oio a!naktov

              kai\ Mouse/wn e0rato_n dw~ron e0pista&menov

                                                                                       (fr. 1 W2)[1]

              io sono servo del signore Enialio

              e conosco il dono amabile delle Muse.[2]

Questo folgorante autoritratto di Archiloco – che costituisce, secondo Denys Page, l'emblema di una "rivoluzione sociale"[3] – è generalmente ritenuto il documento anagrafico che attesta la nascita di un autentico e compiuto "io poetico". Se la guerra, motore delle vicende umane[4], resta materia di canto privilegiata, tuttavia non siamo più di fronte a un poeta che, ispirato dalla divinità, racconta vicende di eroi altri, morti e lontani; qui il guerriero narra se stesso.

È soldato di professione e non per un ideale di gloria, "servo di Ares" per vivere e non per morire indimenticato. E conosce il dono delle Muse, non lo deve invocare. Siamo di fronte alla prova di una  robusta presa di coscienza di una identità multiforme: come era multiforme – pure in questo senso – Odisseo, che sapeva lottare e raccontare, anche inventare. Ma Archiloco è in carne e ossa, non un eroe mitico; non abbiamo molti motivi per supporre che quanto ci racconta sulla sua esperienza di soldato sia solo invenzione poetica. Sappiamo, invece, che nella patria Paro egli fu a lungo venerato, quasi divinizzato, non solo come poeta ma anche come eroe di guerra[5].


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[1] Iambi et elegi Graeci ante Alexandrum cantati, ed. M.L. West, vol. I, Oxford 19892.

[2] Le traduzioni, dove non altrimenti segnalato, sono di A. Aloni, in Lirici greci: poeti giambici, a cura di A.A., Milano 1993.

[3] D. Page, Archilochus and the Oral Tradition, “Entretiens Hardt” 10 (1963), 119-163: 134.

[4] Eraclito, fr. 14: Po&lemov pa&ntwn me_n path&r e0sti, pa&ntwn de_ basileu&v…; fr. 15: ei)de&nai de_ xrh_ to_n po&lemon e0o&nta cuno&n, kai_ di&khn e!rin, kai_ gino&mena pa&nta kat 0 e!rin kai_ xrew&n.

[5] A lui i concittadini dedicarono un edificio che ne tramandasse il culto eroico, il cosiddetto "Archilocheion" di Paro; cfr., ad esempio, B. Gentili, Archiloco e i livelli della realtà, in Archiloco, Frammenti, trad. e note di Nicoletta Russello, con un saggio di B. G., Milano 1993, 5-40: 6 (il testo di Gentili è la riproduzione di quello già pubblicato nel suo Poesia e pubblico nella Grecia antica, Roma-Bari 19892, 233-256).

 
 
 

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