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pixel_bianco >> Il greco nel ginnasio: una sperimentazione del metodo “naturale”(1/5)  

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Michele Marini

Esistono certamente, nella pratica scolastica, molti approcci personali all’insegnamento del greco antico. Nell’invidiatissima posizione di chi ha a disposizione una classe di 20-25 alunni per 5 anni, quando all’estero chi insegna greco ha ora 2, ora 60 alunni, a seconda dell’anno, della scuola e del tipo di corso, e difficilmente studiano greco al liceo per più di due o tre anni, l’insegnante italiano si può permettere di organizzare la materia in una grande varietà di modi, può far leggere ai suoi alunni moltissimi brani in greco, insegnare loro ad apprezzare la ricchezza di sfumature del complesso sistema verbale greco, portarli a valorizzare il gioco raffinato delle radici elleniche e della loro spettacolare produttività linguistica. Questo è il sogno che, come diceva un conduttore televisivo, aiuta a vivere meglio. Poi, però, suona una specie di sveglia, collocata più o meno a metà del percorso, dopo l’austero biennio tutto grammatica e versioni e qualche mese del nobile triennio tutto letteratura e versioni. La sveglia rivela che l’allievo medio non conosce con sicurezza più di 50 parole greche, e di 25 cerca ad ogni buon conto il significato sul vocabolario, perché non si sa mai; che per tradurre con l’uso del vocabolario un brano di 10 righe spesso non sono sufficienti 2 ore; che la ricerca di un senso nel brano è la penultima delle preoccupazioni dell’allievo, seguita in classifica soltanto dal tentativo di dare alla traduzione italiana una veste linguistica accettabile.

 È un quadro troppo fosco? Certamente potrebbe sembrare una caricatura, ma chiunque abbia esperienza recente di insegnamento del greco nei Licei, non può non riconoscervi una verità di fondo incontestabile: c’è una sproporzione evidente fra l’impegno di docenti e discenti e il risultato di apprendimento linguistico. Per essere più chiari: i due anni di duro lavoro ginnasiale e i tre di continua frustrazione liceale sono certamente utili sotto il profilo delle abilità trasversali, della capacità di astrazione e di riflessione linguistica, perfino della costituzione di un carattere forte contro le avversità, ma in fatto di conoscenza della lingua greca ottengono risultati francamente sconsolanti.


 
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pixel_biancopath Commenti inseriti
commenti nicoletta marini  ( barabino_marini@tin.it)
Gentili colleghe ed egregi colleghi, in quanto curatrice della Rubrica Sperimentazione, mi permetto di inserirmi nel vivace dibattito che, da qualche tempo, si è acceso sulle metodologie didattiche delle lingue classiche. Come gran parte di voi, concordo sulla necessità di evitare, nell'insegnamento del lessico e della sintassi, facili semplificazioni e appiattimenti che rischiano davvero di precludere agli studenti la lettura e la comprensione di testi letterari di alto profilo. Dall'altro lato sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà crescenti dei nostri ginnasiali, che faticano non solo a memorizzare dati e nozioni, ma anche a uscire dall'ottica delle lingue moderne per accedere a sistemi linguistici (e culturali) diversi. Per evitare sterili contrapposizioni e soprattutto lo stallo nel dibattito, mi sento di proporre una costruttiva continuazione di questa prima e bella fase di confronto. Oltre a proseguire la discussione (se qualcuno desidera ancora intervenire, è naturalmente ben accetto), vediamo ora se è possibile raccogliere proposte, da parte di insegnanti e dirigenti scolastici, sul metodo di insegnamento sia per il ginnasio che per il liceo, ma anche suggerimenti da parte degli studenti, se vogliono far sentire la loro voce. L'idea è anche quella di superare l'atteggiamento "difensivo", che negli ultimi decenni mi sembra abbia caratterizzato, forse negativamente, il dibattito sull'insegnamento del greco e il latino, e di proporre un lavoro che valorizzi la consapevolezza (anche nei docenti di altre materie) della valenza formativa delle "nostre" materie. Augurando buon lavoro, saluto cordialmente Nicoletta Marini
Commento inserito il: 22/01/2007 13.32.31
commenti maria pia beriotto  ( mariapiaber@yahoo.it)
Mi permetto di dissentire con quanto scritto dal prof. Michele Marini relativamente al metodo- natura. pur condividendo infatti con lui la necessità di insegnare le lingue classiche in modo diverso, favorendo l'acquisizione del lessico, non ritengo che il metodo natura sia in grado di assolvere a quello che vorrebbe proporsi. Innanzitutto la struttura sintattica della lingua greca viene completamente disattesa e viene creata una storiella in una lingua fittizia che non ha nulla di greco classico ( per quanto semplice esso sia), ma che risponde piuttosto alla strutturazione sintattica dell'italiano. In secondo luogo il mitico lessico che lo studente con tale metodo progressivamente acquisirebbe e che gli permetterebbe di scartabellare meno il dizionario, è in molti (in troppi casi!!) un lessico assolutamente errato e filologicamente inattendibile ( alcuni verbi o locuzioni sono usati in modo assolutamente fantasioso e non trovano riscontro in nessun autore greco dell'età classica!). Oltre a ciò viene drasticamnte eliminata quella che è la peculiarità e la difficoltà del greco classico, ovvero la polisemia, la sottile differenza sematica tra un verbo o un sostantivo e l'altro. Per Borri- Miraglia scrivere ‘diabaino' o ‘diachoreo' o ‘diatrecho' è del tutto equivalente!! A mio parere questo metodo, che riduce il greco ed il latino a semplici operazioni meccaniche (dove un qualcosa ha sempre e solo un unico significato) corre il greve rischio di far perdere l'identità ad uno studio che trova uno dei suoi fondamenti proprio sulla logica, sulla deduzione, sul ragionamento. Io credo che il lessico si impari traducendo e che più si traduce, più si impara. È per me intollerabile dilungare lo studio della grammatica greca per più di tre anni, far finta che l'attrazione del relativo non esista, che l'uso di ‘an' sia ridotto e ridimensionato, che necessarie e fondamentali nozioni di lingua storica (che danno oggettiva spiegazione di determinati fenomeni ) siano considerate inutili o irrilevanti. Vorrei concludere con un'ultima riflessione. Reduce da un dottorato in filologia greca all'Università di Urbino, ho contattato alcuni docenti di greco inglesi con cui in questi anni ho lavorato per avere un loro giudizio su tale metodo. Come è noto nel mondo anglosassone tale metodo è stato ampiamente usato (lo stesso testo di Borri-Miraglia è una traduzione dell'omonimo testo inglese edito ad Oxford da Balme e Lawell). Orbene la risposta alla mia domanda è stata particolarmente significativa. Con questo metodo non possiamo aspettarci che gli studenti siano in grado di tradurre qualcosa di diverso da un greco semplice, lineare, scorrevole. Tucidide, il Sublime, il Platone filosofo saranno per loro irraggiungibili! È giusto che un liceo classico pensi di accostarsi a questi ultimi autori solo in traduzione? Che si corra il rischio di perdere la competenza di comprendere la lingua nella sua autenticità, articolazione, profondità e complessità? Un'ultimissima considerazione. Il testo di Borri-Miraglia è corredato da brevi schede miranti ad illustrare lastoria, la civiltà e la cultura greca dell'età classica. Si tratta di inserti, a mio parere, di desolante superficialità, dove viene veicolato un messaggio ‘isocrateo' relativamente alla civiltà ateniese, dove le traduzioni riportate sono ormai vetustissime, dove la problematizzazione di fatti ed eventi è pressoché eliminata. Da questo greco edulcorato io dissento. Cordialmente Maria Pia Beriotto
Commento inserito il: 13/01/2007 21.31.01
commenti Vincenzo Giampetruzzi  ( v.giampetruzzi@libero.it)
Spero che la sig.ina Arianna mostri un'adeguata "conoscienza" anche dell'italiano...Sicuramente un refuso, ma quanto voglio dire è che il latino e il greco, ma anche il sanscrito, l'ebraico e quant'altro contribuiscono a una visione integrale dell'uomo e della società, e tuttavia ci siamo ormai fossilizzati sull'insegnamento grammaticale che è solo sterile PEDANTISMO.Allora se lo studio linguistico è finalizzato alla comprensione delle strutture profonde del linguaggio, ben venga lo studio del latino in un indirizzo linguistico con comparazioni indeuropeistiche e oltre; se si studiano le strutture sociali, è giusto uno studio del latino e della civiltà romana in un liceo matematico-sociale; sganciato e isolato da altri insegnamenti, per la sua sola funzione TAUMATURGICA per cui insegna a ragionare, a studiare, etc: NO, perchè non è vero e crea solo un discrimine sociale con gli studenti tecnico-professionali. E per quanto riguarda il lessico medico, buona parte di questo deriva dal greco, e tuttavia nessuno ignora che il lessico medico attuale è in gran parte debitore dell'inglese. Questa realtà invita a un'altra considerazione: la nostra società ha bisogno di fisici, chimici, biologi, per cui spero che la studentessa di Ferrara non si lasci sedurre da studi umanistici piacevoli ma privi di sbocchi remunerativi e che diano soddisfazione lavorativa, studi materie scientifiche e chimica l'anno prossimo (per conto suo, invece della geografia astronomica), inglese scientifico ancora per conto suo (a scuola si predilige troppo la letteratura). La scuola è vecchia, e solo i giovani possono rivoluzionarne, dal basso, i contenuti.
Commento inserito il: 29/12/2006 22.14.56
commenti Tieghi Arianna  ( arianna.tieghi@virgilio.it)
Sono una studentessa del liceo Scientifico di Ferrara, non sono assolutamente d'accordo con il prof. giampietruzzi. Per quanto mi riguarda, ultimamente, mi sto interessando moltissimo al latino e capisco sempre di più che la conoscienza del greco , ovviamente unita a quella del latino, è importantissima. Se anche la mia prof di latino, che per altro stimo moltissimo per la sua conoscenza in tutti i campi, proponesse alla mia classe un corso di greco, io non avrei dubbi nell'iscrivermi. Ma purtroppo penso sarei l'unica.... Sono consapevole che i miei coetanei non sono interessati a ciò! Mi dipiace di non aver ancora avuto una simile opportunità e di essermi resa conto solo ora, ormai in quarta liceo, che probabilmente sarebbe stato meglio se mi fossi iscritta al liceo classico tradizionale... Ringrazio comunque la professoressa Lotti per l'idea. Proverò anche io a proporre alla mia prof di latino un corso del genere.
Commento inserito il: 11/11/2006 18.16.08
commenti michele armenia  ( michele_armenia@virgilio.it)
invero già da qualche anno presso il liceo-ginnasio Campailla di Modica si invitano i nuovi iscritti ginnasiali a frequentare un corso di orientamento in latino e greco nella primavera, in ore pomeridiane, con buon successo.
Commento inserito il: 10/11/2006 18.49.42
commenti Clara Lotti  ( claralotti@virgilio.it)
Mi dispiace per il collega Giampetruzzi, ma l'idea per me è buona. Pensate che, dietro richiesta di una classe, una V scientifico, ho attivato lo stesso tipo di corso (lettura, etimologia, lessico soprattutto medico) per 6 ore, riuscito (era facoltativo e si sono iscritti 16 ragazzi su 18). Ripeto: in uno scientifico e A RICHIESTA.
Commento inserito il: 18/10/2006 17.48.37
commenti Vincenzo Giampetruzzi  ( v.giampetruzzi@libero.it)
Risolvere il problema è semplice. Basta eliminare latino e greco da ogni indirizzo della scuola superiore e sostituirli con materie scientifiche. Parola di un prof. di italiano e latino nel Liceo Scientifico!
Commento inserito il: 19/08/2006 22.58.19

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