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pixel_bianco >> Poetica Dionisiaca e Prologhi Euripidei (1/5)  

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Fausto Montana
Rhesis espositiva nei prologhi di Euripide

Un terreno d’indagine molto promettente per l’approfondimento dei riconosciuti risvolti metatragici della poetica di Euripide è la sezione iniziale dei drammi conservati di questo autore, in particolare per gli aspetti inerenti il rapporto fra il prologo espositivo (o la sua componente espositiva) e l’ingresso del coro o l’inizio dell’azione.

In un numero significativo di casi, distribuiti lungo tutto l’arco cronologico della produzione euripidea conservatasi integra, la separatezza della rhesis espositiva iniziale rispetto a ciò che segue è marcata segnatamente dal punto di vista drammaturgico, mediante il passaggio più o meno accentuato a mezzi e modalità esecutivi nettamente distinti dal monologo recitato. In altri termini, questa tecnica della separazione della componente espositiva si combina con la disponibilità e l’interesse di Euripide nei confronti di soluzioni innovative sul piano della struttura e dell’esecuzione, ottenute accostando variamente e più liberamente che per il passato recitazione, ‘recitativo’ e canto monodico o corale.

Vediamo un esempio. Nel crescendo e nella graduale commistione di modalità performative e di spazi scenici della parte iniziale della Medea (monologo recitato della Nutrice, in scena; dialogo recitato della Nutrice con il Pedagogo, in scena; dialogo in anapesti recitativi della Nutrice, in scena, e anapesti lirici di Medea, dal retroscena; ingresso del coro nell’orchestra, con danza e canto corale alternato ad anapesti recitativi della Nutrice in scena e ad anapesti lirici di Medea dal retroscena), la separatezza della parte espositiva rispetto al resto prende corpo, per contrasto, dalle sue stesse caratteristiche esecutive basiche, di “grado zero” (recitazione monologica dalla scena).

Un esempio simile è offerto dall’Ecuba, dove la funzione espositiva e metatragica della rhesis del fantasma di Polidoro (fornire le informazioni che innalzano la competenza del pubblico intorno alla vicenda futura al di sopra di quella della protagonista) è rimarcata e potenziata dal rapporto di contiguità – precoce generatore di pathos – con la monodia di Ecuba che prelude alla parodo anapestica eseguita dal coro in parakataloge. E, nelle Fenicie, il lungo monologo iniziale recitato da Giocasta vede accentuata la propria separatezza rispetto al successivo dialogo fra il Pedagogo e Antigone anche dal fatto che questo è in forma lirico-epirrematica.


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