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pixel_bianco >> La modellizzazione della cittą ideale: Busiride 10-23  

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Mara Aschei

Busiride è un testo paradigmatico dal punto di vista linguistico. Valgono per esso le osservazioni di Aristotele sull'oratoria epidittica (Ret. 1413 b e 1414 a): si tratta di un tipo di scrittura altamente sorvegliato e elaborato, la cui forza comunicativa è affidata alla struttura, perché fu pensato per la lettura e non fu calcolato per essere integrato dall'intensità interpretativa dell'oratore, come avviene viceversa nel caso delle demegorie.

La sintassi del Busiride è impegnativa: sfrutta le opportunità che l'articolo offre di costruire sintagmi nominali estesi e complessi, cioè gerarchizzati, e di collocare al posto di un nome, in posizione di soggetto o di oggetto o di complementazione circostanziale, con o senza preposizione, un'altra parte del discorso che possa essere preceduta da articolo (infiniti sostantivati e participi equivalenti a perifrasi con la relativa); utilizza tutte le possibilità offerte dal participio; imposta ampie architetture che si corrispondono in concinnitas, con l'esito di orchestrare in modo perentorio la semantica.

Di norma anacoluti e brachilogie sono evitati; le allusioni al contesto comunicativo sono tutte esplicitate nell'exordium.

Nella fase di decodificazione e per una prima ricodificazione in lingua italiana, il testo può pertanto essere affrontato anche autonomamente dagli allievi.

Dal punto di vista più latamente di storia della civiltà, l'operetta offre spunti di riflessione di una certa portata, per la natura dei temi affrontati e per i riferimenti impliciti ad altri testi noti.

Si propone qui una lettura diretta dell'originale greco dei capitoli 10-23, dedicati alla descrizione della società egiziana. La sezione si concluderebbe propriamente al capitolo 29: il taglio adottato, che ha un significato prevalentemente didattico, lascia fuori campo un sottoargomento specifico, il tema della eu)se/beia , cui l'autore ha dato peraltro, come si evince dalla sintesi dell'operetta, un'eco particolare.

In questa sede l'interesse è focalizzato sulle parole-chiave e sulle movenze retoriche standardizzate adottate dagli antichi per disegnare l'elogio di una terra; il passo viene letto e analizzato non come anodino training di scrittura, bensì come griglia concettuale di un codice ideologico. Data la sua estrema schematicità, infatti, il testo appare singolarmente adatto a presentare, in una veste originale e non mediata, alcuni topoi retorici, che sono poi nuclei di pensiero, storicamente e socialmente definito, problemi cruciale della tarda polis greca, passati poi anche alla riflessione romana: l'ideologia della fondazione e, nello specifico, il rapporto insediamento umano/ambiente naturale; l'organizzazione del corpo sociale; la specializzazione dei saperi; l'utopia politica.

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