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Indice 1. Introduzione 2. Il romanzo greco 3. Il romanzo latino 4. Il romanzo moderno 5. Cenni bibliografici “La giovinetta infelice e perseguitata! Il motivo è vecchio quanto il mondo, ma nel Settecento lo rinfrescò il Richardson con la celeberrima Clarissa Harlowe, la donzella di gran virtù e bellezza che, insidiata e sedotta dal libertino Lovelace, perseguitata dagl’implacabili parenti, inferma dal dolore, si spegne lentissimamente tra i funebri apparati d’una morte esemplare” (M. Praz, 1947, p. 47). In effetti, la figura dell’eroina vittima di soprusi e di una sorte avversa si trova ben consolidata nel romanzo antico e, già prima del romanzo, nella poesia greca e latina che aveva esaltato figure di eroine sedotte e abbandonate. Tre le eroine che diventeranno modello per i futuri sviluppi romanzeschi ricordiamo: Medea, protagonista dell’omonima tragedia di Euripide e delle Argonautiche di Apollonio Rodio; Arianna, presente nel carme 64 di Catullo e nei Fasti III 469 ss. di Ovidio (e poi ripresa nelle Dionisiache di Nonno di Panopoli, XLVII); Didone, nell’Eneide virgiliana. A partire da questi modelli avviene la rivisitazione operata dagli autori di romanzi greci e latini, veri maestri di intertestualità (cfr. M. Fusillo, 1989, passim; F. Létoublon, 1993, passim). Com’è noto, la fabula di tutti i romanzi greci a noi giunti - dall’opera di Caritone a quella di Eliodoro - è costituita, per così dire, da un fuoco di fila di peripezie di cui è vittima una coppia di innamorati o di novelli sposi, avversati da numerosi antagonisti e da una tu&xh capricciosa. Questo sistema dei personaggi, in cui la principale vittima di soprusi e disavventure è l’eroina femminile, avrà, attraverso un ammiccante recupero di motivi letterari precedenti, una straordinaria fortuna nei secoli futuri (si pensi al romanzo bizantino) tanto da divenire, nella letteratura moderna, un cliché consolidato. |
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