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Daniela Leuzzi

La presentazione delle peculiarità della democrazia greca permette di impostare un lavoro sui testi (passi da tradurre, con costante mediazione didattica), approfondendo un concetto che è tra i nodi chiave della civiltà greca. L’intervento mira a finalità ampie, tra le quali:

  • Accesso diretto, attraverso i testi, a un patrimonio di civiltà e pensiero che è parte fondamentale della nostra cultura
  • Senso storico e consapevolezza dei rapporti di continuità e alterità rispetto al passato
  • Riflessione sul concetto di democrazia, in prospettiva diacronica

Materie coinvolte

Greco, Storia, Geografia

 

Inserimento nella programmazione

Il lavoro è concepito per una V Ginnasio, nel secondo quadrimestre. Si pensa a una cattedra congiunta di Greco e Latino. Si può lavorare inserendo eventualmente, in base alla risposta della classe, un’ora di ripasso per riprendere alcuni concetti–chiave della Storia greca affrontati l’anno precedente. I nessi con Geografia possono essere sviluppati in ore distinte. Si pensa però di programmare un’ora al termine della presentazione dei passi in greco, per riflettere su analogie e differenze tra la democrazia ateniese e le forme di governo del mondo attuale.

Tempi

12/13 ore

 

Pdf Scarica il percorso didattico completo.
 
 
 

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pixel_biancopath Commenti inseriti
commenti Giovanni Costa  ( giovannicosta50@alice.it)
LA DEMOCRAZIA ATENIESE Si può dimostrare che la Democrazia Ateniese era molto diversa dall’attuale; elenco alcune caratteristiche che ritengo maggiormente significative: 1) Non esistevano i partiti politici che presentassero i candidati alle elezioni, chi desiderava si faceva vedere alla tribuna a parlare al popolo, che poteva rigettare od approvare l’oratore, in quest’ultimo caso egli poteva iniziare una carriera politica. (PLUTARCO, DEMOSTENE, 6). In effetti, quando Demostene si presentò per la prima volta davanti al popolo, si trovò di fronte schiamazzi e risa, tra l’altro, nel discorso egli sembrava mescolare i periodi e tormentare i concetti in modo assai fastidioso ed esagerato. Poi studiò, si migliorò ed ottenne il favore popolare, iniziando così la sua strada. Tutto da solo, senza nessuno che lo presentasse. 2) Non solo i giudici erano popolari e sorteggiati, ma esisteva una legge che imponeva al cittadino di parlare lui stesso davanti ai giudici e di seguire personalmente tutte le questioni e le pratiche di una causa. I cosiddetti oratori, es. Lisia, Isocrate, ecc. erano, in effetti, dei logografi, cioè persone cui ci si poteva rivolgere, a pagamento, per farsi scrivere un discorso da pronunciare poi personalmente davanti ai giudici. Demostene svolse sia questa attività di logografo, sia quella di uomo politico e pubblico oratore, i discorsi di cui al primo caso furono pronunciati dai suoi clienti, quelli di cui al secondo da lui personalmente. Si deve riconoscere che questa organizzazione permise ad un giovane brillante come, appunto, Demostene, di intentare causa, una volta raggiunta la maggiore età, ai suoi tutori, dai quali era stato defraudato. Vinse la causa, ma non riuscì a recuperare il denaro che gli era stato frodato. Ciò, però, gli servì d’aiuto per iniziare la sua attività politica. (PLUTARCO, DEMOSTENE, 5-6). 3) L’istituto della docimasia, tutte le cariche assumevano le loro funzioni dopo un esame, prima si chiedeva dei genitori, poi se il candidato appartenesse a culti religiosi, se possedesse tombe di famiglia, se trattasse bene i genitori, se pagasse le tasse ed i servizi militari da lui compiuti; si dovevano, quindi, produrre testimoni a tale riguardo e, infine, era data possibilità a qualunque cittadino di accusare il candidato e, in caso affermativo, vi era possibilità di replicare. (ARISTOTELE, COSTITUZIONE DEGLI ATENIESI, 55) Per cause di questo tipo, vedasi, ad esempio, LISIA XVI (Difesa per Mantineo), XXVI (Contro Evandro) e XXXI (Contro Filone, in occasione della docimasia), si usava anche una mano pesante. 4) Il rendiconto, allo scadere dì ogni carica, di qualsiasi tipo, anche militare o religiosa e sacerdotale (ESCHINE, CONTRO CTESIFONTE, 17-22), si doveva presentare un rendiconto o bilancio di quanto fatto. Questo era pubblico ed, entro tre giorni, qualunque cittadino poteva sporgere denuncia contro chi era uscito di carica; se, ad un primo esame, l’accusa era ritenuta fondata, si passava il rendiconto al tribunale. (ARIST. COST. ATEN., 48,3s). Si doveva rendere conto sia in materia economica, dimostrando di non aver preso né dissipato alcunché (ESCHINE, CONTRO CTES., 22), sia si veniva valutati riguardo a quanto si avesse detto o fatto di contorto, piegati dal peso della carica e per mancanza di capacità personale adeguata alla carica stessa. (PLATONE, LEGGI, 945b) Platone scrive che la mansione dei magistrati addetti ai rendiconti costituisce una delle più importanti occasioni di salvezza o di dissolvimento del governo. Se questi svolgono il loro compito in maniera irreprensibile, tutta quanta la regione e lo stato prosperano, altrimenti questo si distrugge. Bisogna che i magistrati che esaminano i rendiconti siano davvero straordinari per quanto riguarda il complesso delle virtù. (PLAT. LEGGI, 945b). Altri fatti interessanti sono: L’uccisione di uno schiavo portava il colpevole dinanzi al tribunale del Palladio. (ARIST. COST. ATEN., LVII, 3 e PLAT: EUTIFRONE). Si procede contro quelli (governanti) che non abbiano mantenuto le promesse fatte al popolo. (ARIST. COST. ATEN. XLII, 51) Si procede contro l’autore d’una legge inopportuna. (ARIST. COST. ATEN. LIX, 2). Sarebbe eccessivamente lungo esporre tutto quanto la materia richiede. Concludendo si può affermare che la Democrazia in Atene consentiva ad uomini d’ingegno di farsi valere in tribunale e d’affermarsi coi propri mezzi ed aveva una certa umanità, era, infatti, illegale, uccidere uno schiavo (vedasi, di contro quanto accadeva a Roma, ad esempio, con Spartaco); inoltre, direi, si esigeva da parte di tutti e, particolarmente, dai governanti, competenza, onestà e buon comportamento, vedasi docimasia, rendiconto, non promettere al popolo e poi non mantenere e non fare leggi inopportune. D’altro canto vi era una certa asprezza, impiego abbastanza largo della pena di morte, vedasi Socrate ed, anche, severità verso i governanti, vedasi il caso degli ammiragli (strateghi) che avevano vinto alla battaglia delle Arginuse (406 a. C.) contro gli Spartani, ma avevano lasciato morire in mare i marinai naufraghi delle navi ateniesi affondate nel corso del combattimento, omettendo di portare loro soccorso. Tornati in Atene, questi strateghi furono condannati a morte in regime assembleare, senza comparire di fronte ad un tribunale. (SENOFONTE, ELLENICHE, I, 6-7).
Commento inserito il: 12/06/2006 17.46.37

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